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Manovre per recupero UOMO a MARE
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La prima regola è in caso di cattivo tempo è:
- legarsi alla barca col cordone ombelicale del giubbotto o imbracatura !
Non derogate mai! Staccarsi solo quando si abbandona la barca. Meglio esagerare che sottovalutare. Quando succede
l'incidente è sempre difficile manovrare. La regola è tassativa per chi
opera fuori del pozzetto tipo il prodiere. Sono indispensabili le life
line, come da figura, per legarsi senza impedire l'avanzamento. I
moschettoni devono essere sicuri e pure gli attacchi sulla barca. Il
cordone non deve essere troppo lungo.
- In caso di «uomo in mare»
occorre:
- Se a Motore, mettere immediatamente il timone tutto dal lato di
caduta, di ca 60° discostando cosi la poppa ed elica dal naufrago,
- lanciare
un salvagente (con boetta luminosa) e un segnale
fumogeno arancione di giorno, al fine di segnalare il punto e qualcuno di vedetta.
- Timonare
per 240°dalla parte opposta, se a motore.
Es.: rotta originale 180° =1°)man.per 120°(180°-60°) 2°)Man. per
360°(120°+240°) Manovrando in tal modo FIG 1, il natante descriverà un
giro completo fino a
tornare nelle vicinanze del naufrago; questi sarà avvicinato
sottovento, per evitarne l’investimento e soprattutto per potersi
fermare (con vento portante sarebbe impossibile), e si porrà
tempestivamente il
motore in folle, la prua potrà esser messa sopravvento al naufrago per
proteggerlo dalle onde e scarrocciargli sopra.
- In fiume la stessa manovra va
eseguita sempre controcorrente, per potersi fermare subito ed evitare di essere sospinti contro il malcapitato.
- Il naufrago generalmente non sarà in grado di collaborare per risalire a bordo.
- Prendere una drizza
(spynnaker.opp cima ) e una cima fissata alla barca e legata alla
imbracatura di un membro dellequipaggio che si getterà a sua volta in
mare.
- la dirizza servirà
per issare il naufrago con winch, l 'altra cima per avere un
collegamento sicuro col recuperatore anche lui in acqua.Il peso di un
uomo vestito e bagnato è notevole e sarà una bella faticata.
- Esistono
delle reti adatte, da collegare ad una drizza o cima per issare un
naufrago, averle a bordo sarebbe eccezionale. Si legano alle draglie o
alla falchetta, si stendono in acqua e con cima o drizza dal lato
opposto si richiama facilmente a bordo il naufrago anche se inerme. Si
può costruire qualcosa di simile anche con la penna di un genoa e base
in barca.
Le manovre da compiere se la caduta in mare avviene
durante la navigazione a vela di bolina sono quelle indicate nei disegni a lato.
La scelta tra:
a)il giro completo, con strambata, è buono perchè è più facile tenere d'occhio l'uomo in mare. b) l' "Otto"con virata in prua è da
valutarsi dalla situazione a bordo perchè fare una strambata con
poco equipaggio (uno è in mare) è pericolosa con vento forte.
Se invece l’imbarcazione sta
procedendo in poppa e sotto spi, con vento oltre 25 nodi e
mare formato, le cose si complicano parecchio perché è impossibile
invertire la marcia senza aver prima sparato lo spi. I tempi saranno
molto più lunghi e ci sarà il rischio di perdere di vista il naufrago.
Successivamente il ritorno a motore
sarebbe preferibile perché, non avendo più la vela di prua,
permetterebbe di seguire una rotta opposta di 180° rispetto a quella
originale e quindi di incontrare il naufrago all'incirca nel
punto in cui è caduto in acqua.
Quando l'incidente avviene di notte il recupero diventa assolutamente tragico.
Infatti è difficilissimo col buio ritrovare l'uomo in mare, alto solo
30 cm dall'acqua, con onde anche solo di 60 cm sparisce subito alla
vista, figuriamoci se più alte. Una lucetta personale tipo salvataggio sarebbe da tenere sempre in tasca (a led costano dai €5 ai €14) . Esistono anche quelle automatiche (vedi catalogo Plastimo in accessori).
Le temperature sono più basse e l'ipotermia arriva velocemente, vedi
tabella DELLA SOPRAVVIVENZA IN MARE (fonte V.Villasmunta). Molto spesso finisce con la morte del naufrago... Dovete
far di tutto per tenere il Vs equipaggio, in sicurezza o ben legato, a
bordo! -Giubbotti di salvataggio: Devono avere una capacità di galleggiamento min. 150-250 newton per adulti (di taglia adeguata) e 100 nw per ragazzi. Si consiglia sempre una lucetta stagna a led (costa pochissimo e può essere determinante) per ciascuna cintura. -Vhf portatile stagno: è utilissimo in caso di naufragio da tenere sempre a portata di mano, carico!
COME SI USA LA ZATTERA DI SALVATAGGIO E gli apparecchi galleggianti In caso di abbandono della barca:
Per legge devono essere in coperta, comunque facilmente accessibili. In posizione comoda ma non in zona esposta ai colpi di mare, perchè la perdita della zattera espone l'equipaggio al rischio di morte per ipotermia.
- Si lega a doppino la zattera all'imbarcazione e si getta fuoribordo sottovento
- Si mantiene a bordo il cavo di gonfiaggio e si tira per aprire la valvola che è a vite e non idrostatica.
- Usando la cima che collega la zattera alla barca ci si attacca coi moschettoni e scorrendo sulla cima si scende in mare verso la zattera. Questa operazione è la più pericolosa per i naufraghi e deve essere progettata con cura. Chi abbandona la barca deve essere già collegato alla zattera via cintura di sicurezza e cima.
- Caricare più attrezzature di salvataggio e rifornimenti possibili (in contenitori stagni)
- Usare l'ancora galleggiante per non scarrocciare troppo rispetto al punto di naufragio segnalato.
- Usare l'Epirb, il Vhf, il Gsm
- Non avvicinatevi alla costa sottovento rocciosa, con onde frangenti.
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Manovre per recupero UOMO a MARE
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