Astrolabio nautico
Sebbene lo richiami nel nome, l'astrolabio nautico ha scarsa affinità con l'astrolabio piano; ne condivide, accanto alla forma complessiva, solo la madre dal lembo graduato, l'anello di sostegno e l'alidada. L'astrolabio nautico non era infatti usato nel calcolo astronomico, ma per misurare la distanza zenitale del Sole o di una stella – in particolare della Polare – nel momento del transito al meridiano. Conoscendo la declinazione
(distanza dall'equatore celeste) dell'astro osservato in quel dato
giorno, il navigatore era in grado di calcolare, per somma o
sottrazione, la latitudine toccata dalla nave.
Per
agevolare l'osservazione in condizioni atmosferiche avverse, la madre
dell'astrolabio nautico, realizzata in bronzo, era spessa, pesante e
ampiamente traforata. Il peso manteneva lo strumento perpendicolare al
suolo nonostante il beccheggio e il rollio della nave; il traforo
evitava invece che, in presenza di vento forte, lo strumento facesse
vela e oscillasse nelle mani dell'osservatore impedendogli di puntare
stabilmente l'astro prescelto.
Dapprima
presente pressoché su tutti i grandi vascelli (specialmente spagnoli)
dal XV al XVII secolo, l'astrolabio nautico cedette terreno a strumenti
più maneggevoli e precisi: dapprima alla balestriglia (o cross-staff), poi all'ottante (o back-staff) e infine al moderno sestante nautico.
Tenendo lo strumento in verticale, si orienta il cannocchiale in modo da traguardare l'orizzonte. Poi si ruota il braccio indicatore, su cui è montato uno specchio, finché l'immagine del Sole appare anch'essa sull'orizzonte: a quel punto si legge l'altezza sulla scala graduata.
Lo strumento è solitamente completato da vari filtri di assorbimento, inseribili sul percorso dei raggi solari. Il sestante è usato anche nella navigazione aerea; in tal caso la linea naturale dell'orizzonte, spesso difficile da distinguere, è sostituita da un orizzonte artificiale (il profilo orizzontale di un liquido). 
A terra, il sestante può essere usato per misurare l'angolo tra la direzione di puntamento del cannocchiale e quella selezionata con lo specchio del braccio rotante.
L'Astrolabio
Dal III secolo a.C. fino ad oggi con il termine astrolabio (in greco astrolábon, da astron + lambánō = che prende/comprende le stelle) sono stati chiamati strumenti spesso molto diversi tra loro. Si va dai grandi strumenti armillari adibiti a rilevare le posizioni degli astri, come l'astrolabio armillare di Claudio Tolomeo (II sec. d.C.), agli strumenti di modeste o piccole dimensioni utilizzati nel calcolo astronomico o in marineria: l'astrolabio piano, l'astrolabio universale, l'astrolabio universale Rojas, l'astrolabio nautico.
John Hadley
1682-1744
Matematico e inventore
inglese, membro della Royal Society di Londra. A partire dagli anni 20
del XVIII secolo Hadley costruì e migliorò i telescopi a riflessione di
tipo newtoniano e gregoriano. Perfezionò i metodi di lavorazione e
politura delle lenti per cannocchiali, istruendo in questa attività
alcuni costruttori di strumenti londinesi di successo. Il suo nome è
legato ad uno strumento a riflessione (l'ottante) proposto verso il
1730, che, divenne uno strumento assai diffuso per misurare in mare
l'altezza del Sole o di un astro sull'orizzonte. Dall'ottante di Hadley
si sviluppò il moderno sestante nautico.
Sestante
Il
sestante (sesta parte del cerchio) è uno strumento che nella nautica
serve per misurare l'altezza del Sole o di un astro rispetto
all'orizzonte.
Con l'ausilio delle effemeridi nautiche si può fare il
punto nave.

L'altezza
del Sole nell'istante del passaggio al meridiano permette di calcolare
con tavole numeriche la latitudine del punto in cui ci si trova.
Le
parti essenziali del sestante sono costituite da un cannocchiale di
puntamento e da un settore graduato di ampiezza di 60° con un braccio
rotante.