venerdì 10 settembre 2010    Registrazione  •  Login
 
   
 
   
   
   
 
 
 Lezione vela N.2 Riduci

 MANOVRE A VELA e REGOLAZIONI.
Il concetto principale, in barca ed essenziale nella vela è quello della velocità.
La velocità è indispensabile per poter manovrare.
Ma anche per riuscire ad arrivare con la barca ferma nel punto voluto occorre saper calcolare il tempo di rallentamento della barca.


La barca ferma o quasi non governa ed è in balia del vento e delle onde.
E' inutile ostinarsi ad orzare per superare un ostacolo anche se sottovento; si deve invece avere la velocità necessaria per poter manovrare, portando il timone al centro e mettendo le vele a segno. FIG.1.
Per fermare la barca si deve mettere la prua al vento
e sventare le vele.
Con andature al lasco e poppa si potrà sventare il fiocco, rallentando, ma non la randa per cui non ci si fermerà sino a quando orzando si metterà la prua al vento.
Calcolare il tempo che impiega la barca per fermarsi è un esercizio legato alla pratica ed alla conoscenza della propria barca.
La barca con la prora al vento si ferma però solo per un momento, dopo, indietreggiando, tende a traversarsi al vento (ad esporre cioè perpendicolarmente a questo una fiancata) e a ripartire. Si deve quindi subito imbrogliare rapidamente le vele e  legarsi ad un corpo morto o  gavitello opp. a dar fondo.

Issare ed ammainare le vele.
Si alza prima la randa con il vento in prora o quasi,
quando cioè la vela non porta. Inoltre, salvo in casi particolari, è bene, quando si è in acqua, alzare prima la randa - che  aiuta la barca a stabilizzarsi nel letto del vento - e poi il fiocco. FIG.2.
Per ammainare, prima il fiocco . Anche perchè la randa oltre a stabilizzare la barca  è pur sempre una riserva di manovra. La randa si ammaina con vento in prua.


PRENDERE UN GAVITELLO
Ci si avvicina di bolina stretta e si orza sino a vento in prua per fermarsi a un gavitello.
E' fondamentale aver calcolato bene la ns. velocità per fermarsi con la prua presso il gavitello.
Una volta che si è assicurata da prora la barca al gavitello, bisogna rapidamente ammainare le vele (prima il fiocco e poi la randa che aiuta la barca a restare con la prora al vento). Solo dopo aver fatto questo si può cominciare a disarmare definitivamente la barca.
FIG.3.

METTERSI IN CAPPA
E' un'andatura di sicurezza che ci consente di scarrocciare lentamente sottovento.
La barca alla cappa, che appare ferma o quasi, viene investita dai frangenti senza subire troppo. Inoltre lascia disoccupato l'equipaggio che può riposare.
Ci sono diversi tipi di cappa in relazione alle imbarcazioni e al tipo di mare e di vento che si devono affrontare.
FIG.4
Quella che risulta essere particolarmente efficace consiste nel governare la barca con:
  • fiocco a collo
  • randa completamente lascata e
  • timone all'orza.
La barca si dispone con il vento al traverso, oscillando da una parte e dall'altra per l'azione combinata della randa e del fiocco.
Il fiocco a collo dapprima fa puggiare e scarrocciare la barca, facendo così portare la randa che invece la fa orzare e avanzare, riportandola nella situazione di partenza.
Il timone all'orza aiuta questo ritorno e ostacola l'azione puggiera del fiocco.

 TELLTALES = Filetti di lana
Sono fili di lana segnavento applicati sui due lati della caduta prodiera e qualche volta anche lungo la balumina (specie delle rande). FIG.5
Grazie ad essi, nelle andature che vanno dalla bolina a poco dopo il traverso, possiamo visualizzare, istante per istante, il tipo di flusso sulle vele: se è
  •  laminare, o se
  • forma turbolenze.
Puggiare o Orzare= spostare la barra dalla parte verso cui tende a orientarsi il tell tale puggiare o orzare o regolare le scotte nella sua direzione (cazzare se il telltale tende sopravvento, lascare se questo tende sottovento).
I telltales, inoltre, ci saranno utili quando, navigando di bolina stretta, vogliamo risalire al massimo il vento, orzando fino al limite dell'angolo morto. Per verificare tale limite possiamo guardare il tell-tail di sopravvento che, con largo anticipo, ci indicherà quando stiamo orzando troppo perdendo velocità.
FIG.6

SVERGOLAMENTO DELLA VELA = Apertura maggiore della vela in quota.
Si può, infatti, osservare da poppa che i profili delle balumine delle vele si aprono man mano che si sale verso l'alto. Per regolare e adattare questo svergolamento (apertura maggiore della vela in quota), ai diversi punti e alle diverse andature, e quindi mantenere costante l'angolo di incidenza del vento alle varie altezze , è necessario agire non solo sulle scotte, ma anche sul carrello della randa FIG.7-8:
  1. Situazione di vento medio
  • si porta sopravvento il carrello della randa
  • si lasca la scotta
Tuttavia con vento molto leggero bisogna sbandare la barca, per fare prendere una forma alle vele, per cui conviene invece non avere svergolamento
      2. Situazione di vento forte
  • si scarrella sottovento
  • si lasca la scotta
Un effetto importantissimo dello svergolamemnto è che la barca sbanda meno.


CONVESSITÀ DELLA VELA FIG 9.
Per regolare bene la convessità della vela ovvero aumentarne la «pancia» per avere più potenza con poco vento e nelle andature portanti, o smagrirla per conferirle meno potenza con vento forte e nelle andature strette, possiamo intervenire su varie regolazioni.
La freccia (distanza che c'è tra la corda della vela e il punto di tessuto che più le si allontana, diciamo la « pancia» massima) è un indice della convessità della vela e quindi della sua potenza.
  • per INGRASSARE una vela si porta in dietro la freccia.  Oltre ad aumentare la spinta propulsiva, aumenta anche lo sbandamento e quindi lo scarroccio della barca.
  • per SMAGRIRE una vela si sposta la freccia avanti, verso prora, verso il bordo d'entrata. Si  scarica di più il vento, in caso di vento forte.
  •  la forza aerodinamica è «circa» perpendicolare alla corda della vela, aumentando così la componente propulsiva nella direzione del moto della barca. Di bolina una «pancia» più vicina alla caduta prodiera dà più potenza (sbandamento e spinta propulsiva) ma fa stringere meno il vento.  Di bolina bisogna quindi trovare il miglior compromesso tra la potenza da dare alla vela portando la «pancia» in avanti, e il minor angolo rispetto al vento.
  • Con poco vento e con mare formato, si privilegia la potenza della vela (maggiore velocità) rispetto all'angolo di risalita al vento, in quanto le onde prese di prora frenano notevolmente la barca.
  • Per spostare la posizione della freccia verso la caduta prodiera si mette in tensione la BASE della randa e la drizza (per la randa si può tesare anche il cunningham).
 FLESSIONE DELL'ALBERO
Gli alberi hanno la caratteristica di essere più o meno flessibili. Si dovrebbero flettere, solo verso poppa per mezzo del paterazzo e delle volanti.
Ciò provoca l'appiattimento della randa e la chiusura della sua balumina. La flessione che si da all'albero dipende quindi dall'intensità del vento di bolina:
  • Con venti leggeri è bene che l'albero sia dritto, per conferire maggior convessità alla randa. FIG.10
  • Con vento forte si flette l'albero. FIG.11.La pancia che questo fa in avanti, appiattisce la vela stendendo anche la concavità lungo la caduta prodiera. Sotto raffica bisogna fare uso anche del vang e/o del carrello e della scotta di randa combinati insieme. Nelle andature strette il carrello sottovento e la randa bene cazzata, inclinano il boma verso il basso. Questo esercita una tensione sulla balumina. 
  • Nelle andature portanti invece, la notevole apertura della randa non permette a scotta e carrello di essere efficaci, delegando così al vang il compito di controllare l'altezza del boma, per appiattire la vela con vento forte e/o ridurre l'eccessivo svergolamento. In questo caso però il vang in tensione flette l'albero, oltreché verso poppa, soprattutto lateralmente sottovento. La flessione dell'albero provoca anche un cambiamento di tensione alla drizza del fiocco, influenzando così anche la convessità e lo svergolamento della vela di prora, che si dovrà quindi regolare nuovamente.
  • Con molto vento infine, quando l'albero è molto flesso, lungo la caduta prodiera della randa si formano delle pieghe trasversali che si possono eliminare, o quantomeno attenuare, mettendo in forza il cunningham.
Indietro
Avanti

 Stampa