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Cronaca Pag1
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17 novembre 2005 Fonte: BOLINA
Soldini e Malingri in salvo dopo il naufragio
Recuperati
da una petroliera diretta nel Golfo del Messico i due skipper che il 14
novembre avevano fatto naufragio a bordo del trimarano "Tim Progetto
Italia". Giovanni
e Soldini e Vittorio Malingri sono stati recuperati dalla petroliera
"Cape Bari" intorno alle ore 20 di lunedì 14 novembre. Ora navigano
verso il Golfo del Messico. Ci vorranno circa 10 giorni di navigazione.
I due skipper in corsa per la Transat Jacques Vabre, regata
transoceanica dalla Francia al Brasile avevano fatto naufragio tredici
ore prima quando, a bordo del trimarano "Tim Progetto Italia", si
trovavano a 500 miglia dalla costa del Senegal. A causare il
rovesciamento del trimarano un malfunzionamento del pilota automatico
che non avrebbe tenuto la rotta. Quando Soldini ha lasciato il timone
per effettuare la regolazione delle vele, un improvviso cambio di rotta
ha portato la barca a orzare, e conseguentemente a mandare l’albero in
acqua e a rovesciarsi.
Dopo aver lanciato l’SOS attivando la boa di emergenza Epirb e
chiamando col telefono satellitare l’organizzazione, i due navigatori
fortunatamente incolumi si sono prima adoperati per eliminare tutte le
parti di albero che spezzato in diversi pezzi batteva sugli scafi,
dopodiché sono rimasti all’interno dell’abitacolo con temperature
elevatissime e l’acqua che entrava a secchiate dai due oblò di
emergenza ogni volta che c’era l’esigenza di uscire all’esterno. A
seguire riportiamo parte del testo della telefonata effettuata al team
di terra da Giovanni e Vittorio.
“C’era una tempesta vicina alla barca. Andavamo di poppa a 30 nodi.
Io ero alla barra, Vittorio di sotto. Ho messo il pilota automatico per
andare a cazzare il genoa. In quel momento il pilota si è sganciato e
la barca si è inclinata. Ho cercato di recuperare la situazione ma non
ce l’ho fatta. Ho sentito l’albero toccare l’acqua e poi esplodere e la
barca si è rovesciata velocemente. Io mi sono ritrovato nel fondo
pozzetto, Vittorio – che stava uscendo – è stato investito da mille
oggetti che gli piovevano in testa: ci siamo praticamente ritrovati
all’ingresso della cabina.
"Vittorio ha afferrato il portello per chiudere e per fortuna siamo
riusciti a metterlo su prima che si allagasse tutto. Non abbiamo avuto
il tempo di avere paura, è successo così velocemente che non c’è stato
quasi il tempo di pensare. La prima cosa che abbiamo fatto è stata
quella di cercare si allontanare i pezzi di albero che sbattevano
contro la barca massacrandola di buchi: per questo siamo stati tutto il
giorno sulle reti, ma è stato un lavoro impossibile e quasi inutile. La
barca è praticamente distrutta. Ora siamo dentro, anche se dal portello
entra sempre più acqua e siamo a mollo con i piedi e le mani cotte.
"La barca è andata giù di poppa perché la traversa si è riempita
d’acqua. Comunque non c’è pericolo di andare a fondo, ma pensiamo che
aumenterà l’acqua qui in cabina. Il problema è che se entra più acqua
anche gli oblò che usiamo per uscire e andare sulle reti diventano
bassi e quindi ogni volta che riapriamo entra acqua anche da lì.
"Tra l’altro in cabina fa un caldo pazzesco anche perché fuori ci sono
30 gradi. Tutti gli strumenti sono andati, abbiamo solo un satellitare
e con quello teniamo i contatti con l’organizzazione”.
Restano perplessità sulla possibilità di recuperare l'imbarcazione.
"Non penso che si possa recuperare il trimarano – ha dichiarato Soldini
– perché lo scafetto di dritta è esploso a causa dell’albero. L’albero
è rotto in tre tronconi e ha fatto un bel po’ di disastri.
NAUFRAGA BARCA A VELA: SEI TEDESCHI SALVATI DA UN TRAGHETTO
TRIESTE,
14 OTTOBRE 2005- Sei persone di nazionalità tedesca sono state salvate la
scorsa notte da un traghetto greco al largo della coste croate, all'
altezza di Pola, dopo che la barca a vela sulla quale si trovavano è
naufragata per cause al momento imprecisate. I sei tedeschi, giunti
poco fa nel porto di Trieste, sono in buone condizioni di salute.
Secondo
le prime informazioni, la barca lunga circa 15 metri, che ha lanciato
l' SOS alle 3:25, è affondata poco dopo. Subito dopo la richiesta di
soccorso, nel punto segnalato è giunto il traghetto «Lefka Ori» della
«Anek Lines», proveniente da Patrasso (Grecia) e diretto a Trieste, che
ha salvato i naufraghi dopo aver calato una scialuppa di salvataggio.
26/11/2005-Naufragio Puglia: morti 2 marinaiNon
ce l'hanno fatta i due dispersi del peschereccio pugliese "Mare e
vento", naufragato al largo di Capo Metaponto. Le vittime sono Vincenzo
Cappelluti, di 55 anni, padre dell'unico sopravvissuto, Francesco
Cappelluti (21 anni), e Mauro De Cesare (46 anni), il motorista del
peschereccio. Drammatico il racconto del superstite: "Siamo stati 11
ore aggrappati ad un salvagente, poi gli altri hanno ceduto". Francesco
Cappelluti, l'unico superstite del "Mare e vento", indossava il
giubbotto di salvataggio ed è stato salvato da una motovedetta
della Guardia costiera di Taranto a circa sei miglia e mezzo al largo
di Scanzano Jonico (Matera), molto più a sud del punto in cui era stata
segnalata l' ultima presenza del peschereccio. La motovedetta che ha soccorso i naufraghi ha trasportato
a Taranto i corpi dei due pescatori pugliesi rimasti uccisi. Saranno
quindi trasferiti all'ospedale Santissima Annunziata, dove è
ricoverato per accertamenti l'unico sopravvissuto dell'equipaggio. Il
giovane ha detto agli uomini della Guardia costiera che lo hanno
soccorso di essere rimasto aggrappato per oltre 11 ore al salvagente
dove lo hanno trovato i suoi soccorritori. Allo stesso salvagente
sarebbero stati aggrappati a lungo anche il padre e il motorista, che
però non hanno retto al freddo e alla fatica e sono stati travolti
dalle onde poco tempo prima che arrivassero i soccorritori.
VIAREGGIO (14 ago. 2004) - Una giovane donna di
Piacenza è dispersa nelle acque del porto di Viareggio, dopo essere
caduta da una barca vela rovesciatasi per un'onda anomala all'
imboccatura del porto della città. Sono in corso le ricerche da parte
della Capitaneria di Porto. Al momento dell'incidente la giovane, che
non sa nuotare, non indossava neppure il giubotto di salvataggio. E'
andata meglio ai compagni di viaggio: due sono ricoverati con ferite
lievi mentre gli altri due, tra questi il fidanzato della dispersa,
sono rimasti illesi.
date - 4/07/2005 -Isole Scilly
Peschereccio francese "Sauveterre"
Les
quatre marins d'un chalutier français en pêche au large des Iles Scilly
(sud-ouest de l'Angleterre) ont été récupérés sains et sauf après le
naufrage de leur navire lundi après-midi, a-t-on appris auprès de la
préfecture maritime de l'Atlantique.
Le « Sauveterre » chalutier pélagique de 22m
immatriculé aux Sables-d'Olonne était en action de pêche à 120km des
îles anglaises, lorsqu'une voie s'est déclarée pour des raisons encore
inconnues.
Une heure après le déclenchement de l'alerte lancée à
10h40, un hélicoptère Sea King des garde-côtes britanniques déposait
une motopompe à bord. Sur la route du retour vers Scilly, un canot de
sauvetage des îles apportait une seconde motopompe. C'est ce canot qui
a récupéré les quatre hommes, vers 15h45, selon la préfecture maritime,
avant que le chalutier français ne coule à 90 kilomètres des îles
Scilly.
date - 31/05/2005 Casablanca
Collisione tra un cargo maltese ed un peschereccio marocchino. Nessuna vittima.
Pas de victimes, les 13 marins pêcheurs ont été sauvés.
Un cargo maltais et un chalutier marocain sont entrés en collision mardi au large de Casablanca sans faire de victimes.
La collision survenue à quelque 45 nautiques, a
provoqué le naufrage d'un chalutier marocain avec à son bord 13 membres
d'équipage qui ont été récupérés par un autre bateau de pêche.
Les 13 rescapés ont été ramenés au port de Casablanca mardi.
on ignore les raisons de cet abordage, le cargo maltais
a été dérouté sur le port de Casablanca ou une enquête nautique vient
d'être ouverte.
Ragazzi scomparsi,trovato gommone- 17/10/2004
Capraia, i giovani spariti 8 giorni fa.E'
stato ritrovato il gommone disperso sabato scorso al largo dell'isola
di Capraia, ma dei tre ragazzi che erano a bordo non c'è ancora nessuna
traccia. Laura Barcella 22enne di Seriate, in provincia di Bergamo,
Tommaso Borromei, 32enne di Bologna, e Giovanni Strano, pisano,
entrambi residenti a Capraia, erano salpati dal porto di Capraia sabato
pomeriggio attorno alle 16.30 ed erano diretti in Corsica. Nel
momento della partenza a largo dell'isola soffiava vento di scirocco e
proprio il vento da sud est poi girato a sud ovest potrebbe aver messo in difficoltà
l'imbarcazione. A preoccupare, visto il brutto tempo del fine
settimana, erano state soprattutto le condizioni del gommone, un
natante di 4 metri e sessanta con un motore da 25 cavalli che aveva
subito dei danni alla vetroresina dello specchio di poppa. Secondo il
sindaco di Seriate, Silvana Saita, che ha detto di avere saputo del
ritrovamento dalla Capitaneria di porto di Livorno, il natante e' stato
ritrovato praticamente intatto.
Una doccia fredda sui parenti e amici la notizia. Il ritrovamento
del gommone Zodiac 470, che si presenta senza danni, esclude solo la
collisione del natante con un altro mezzo navale, una delle ipotesi
avanzate nei giorni scorsi insieme ad altre più o meno fantasiose, come
quella, addirittura, di uno scherzo.
L'aver rinvenuto a bordo del natante effetti personali dei tre
giovani dispersi, come gli zaini con dentro i cellulari, confermerebbe
l'ipotesi che il gommone sia stato investito (ma non ribaltato, cosa
assai difficile per questo tipo di natante) da una grossa onda che
avrebbe potuto far cadere in acqua i tre occupanti che,
verosimilimente, si tenevano aggrappati alla consolle di guida finita
giù con loro. Sarebbero poi stati impossibilitati a risalire sul
battello dalle proibitive condizioni del mare, ulteriormente peggiorate
rispetto alla partenza da Capraia.
MOLFETTA – 6.2.2003
Sono tornati a casa questa mattina i cinque marittimi del motopesca
“Cunegonda”, naufragato a 25 miglia dalle coste del Montenegro e
salvati dal traghetto “Palladio”, accolti dai parenti e dal sindaco
della città, Tommaso Minervini. I cinque provenivano da Durazzo, dove
dopo una lunga sosta a bordo dello stesso traghetto che non riusciva ad
attraccare in porto a causa delle proibitive condizioni del mare, dove
era finita la loro terribile avventura. I cinque uomini stanno bene e
hanno potuto riabbracciare i propri familiari al porto di Bari, appena
scesi dal traghetto “Sansovino”: è stata la squadra navale italiana in
Albania, a organizzare il rientro.
I cinque uomini hanno rischiato di affondare con la loro imbarcazione a
causa del mare forza 7 l’imbarcazione ha rischiato di affondare e i 5
uomini dell’equipaggio l'hanno abbandonata (la nave, priva di guida,
affonderà successivamente). Quando si temeva il peggio, i naufraghi
sono stati avvistati da un elicottero e tratti in salvo da un traghetto.
Tutto comincia intorno alle 17,30 di martedì quando il peschereccio del
compartimento marittimo di Molfetta “Cunegonda” di 150 tonnellate di
stazza, lancia il “may day” per chiedere soccorso: “imbarchiamo acqua”
è l’ultimo disperato messaggio, prima che la comunicazione si
interrompa. Dalle prime notizie sembra che l'imbarcazione sia subito
affondata e i 5 uomini vengono dati per dispersi.
Ma l’ultimo segnale lanciato dal "Cunegonda" è sufficiente per mettere
in moto la macchina dei soccorsi. La Capitaneria di porto di Bari
assume il comando delle operazioni. Dall’aeroporto di Brindisi
decolla un elicottero con equipaggio dotato di speciali visori
notturni. Due navi, il traghetto “Palladio” in navigazione da Ancona
verso il porto albanese di Durazzo e la petroliera “Acquaviva”, sono
dirottati verso il luogo del naufragio. Da Durazzo parte anche una
motovedetta d’altura delle capitanerie di porto italiane.
Il “Cunegonda”, al comando di Giuseppe Forte, 45 anni, era partito alle
prime ore dell’alba per una battuta di pesca a strascico di
quattro-cinque giorni al limite delle acque territoriali montenegrine.
Poi il mare è andato in burrasca e il natante ha cominciato a imbarcare
acqua.
Poi l'SOS e un silenzio che faceva temere il peggio. Subito i
famigliari dei pescatori naufragati si sono precipitati alla
capitaneria di Molfetta per seguire le operazioni di soccorso e sulla
banchina si sono riversati altri marittimi e cittadini in ansia per la
sorte dell'equipaggio. Oltre al comandante Forte, che è anche
proprietario del perchereccio e direttore di macchina, a bordo c'erano
Giovanni D'Ercole, 47 anni, suo figlio, aiutante di macchina, Giuseppe
D'Ercole di 26 anni e i marinai Cosimo Scardicchio, 53 anni capopesca e
Nicola Catanzaro, 42 anni, tutti di Molfetta.
A individuare subito la zona dell’incidente è l’elicottero, che lancia
il primo segnale tranquillizzante: gli uomini sono vivi e si trovano a
bordo di due battelli di salvataggio. Il velivolo, però, a corto di
carburante e privo dell’attrezzatura di emergenza, non può sostare
molto nella zona e deve rientrare, ma riesce a comunicare la posizione
dei naufraghi, al comandante del traghetto “Palladio” che, più tardi,
raggiunge i marittimi e avvia, con molte difficoltà a causa del mare
agitato, le operazioni di salvataggio. Alla fine, intorno alle 22,45,
tutti gli uomini vengono recuperati ed è scongiurata un’altra tragedia
del mare.
Ora, dopo lo scampato pericolo, resta il problema del futuro per un
armatore che dovrà far fronte ai debiti contratti per acquistare, 5
anni fa, il peschereccio (600mila euro) che non era assicurato. Una
storia come altre di uomini costretti a sfidare la morte per
sopravvivere e la rigidità di una legge che li costringe a lavorare
solo 5 giorni la settimana e rientrare sabato e domenica. Ma le
condizioni meteorologiche non coincidono col calendario e spesso,
proprio nei giorni di fermo, le condizioni del mare sono migliori, ma i
pescherecci sono bloccati. E i pescatori sono costretti ad avventurarsi
in condizioni avverse per mantenere la famiglia, rischiando il
naufragio, come è accaduto col “Cunegonda”. Se si considera che il mare
diventa sempre più povero di pesce, si possono ben capire i motivi che
hanno spinto il comandante D’Ercole ad avviare una battuta di pesca a
rischio.
Questo ennesimo brutto episodio, finito bene per miracolo, dovrebbe
spingere il legislatore a modificare norme e decreti che finiscono per
penalizzare l’attività di pesca, mettendo a rischio anche vite umane.
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