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PORTO AZZURRO - ELBA, 04.03.2008

La motonave 'Bellini' della compagnia Toremar, in servizio di linea 3 da Piombino all'isola d'Elba, e' finita su una trentina di barche ormeggiate presso un pontile nel porto di Porto Azzurro.

L'incidente non ha causato danni a persone ma ha causato l'affondamento di almeno cinque imbarcazioni e provocato seri danni ad altre.
  
L'incidente, avvenuto intorno alle 19, si sarebbe verificato, secondo i primi accertamenti svolti dalla capitaneria di porto di Portoferraio, in seguito a un guasto che avrebbe fatto perdere il controllo delle manovre al comandante della motonave.

La 'Bellini', una volta superata l'imboccatura, anziche' virare a destra per raggiungere la banchina di prua avrebbe proseguito dritto investendo il pontile galleggiante dove sono ormeggiate
le unita' da diporto. Dopo ispezione del R.I.N.A. la nave è stata abilitata a navigare e riprenderà presto il lavoro sulla sua linea.


di Simona De Leonardis estratto da: IL CENTRO.La Repubblica
"Con forza 8 non si esce nè si entra da un porto con bassi fondali!!! "
PESCARA. «Come sta Maurizio, è grave?». Orietta Broglietti è esausta, ma nella camera delle urgenze del pronto soccorso il suo pensiero è solo per il fidanzato che ha visto un'ora prima perdersi tra le onde. Purtroppo Maurizio Riccetti, 38 anni di Potenza Picena, non ce l'ha fatta. E' morto in acqua, stroncato da un arresto cardiocircolatorio causato dal freddo e dalla paura: la barca a vela sulla quale si trovavano i due, insieme con un altro giovane marchigiano, è stata travolta dalle onde alte più di due metri mentre tentavano di rientrare nel porto turistico.

«Forza 8, mare in burrasca» scrive la Capitaneria nel bollettino che dirama alle 7 e mezza. Ma tre ore dopo, con il maltempo che non accenna a placarsi, i due fidanzati, con l'amico Gianluigi Marchetti, 32 anni di Porto Sant'Elpidio, decidono ugualmente di lasciate il pontile E della zona nord del «Marina» a bordo del natante da dieci metri. Senza comunicare nulla alla direzione del porto turistico, («è buona abitudine farlo», commenta il responsabile Luigi Bonetta») partono.

Ma non appena superano l'imboccatura del porto, si rendono subito conto che è impossibile proseguire a causa delle onde violentissime. Decidono di rientrare, sono a meno di cento metri dalla riva, a circa 400 dal porto. E avviano la manovra, senza sapere che in quel punto il fondale è basso e insidioso. In coperta c'è Orietta Broglietti, impiegata 37enne originaria di Porto Recanati ma residente a Potenza Picena con il fidanzato.

Sopra, a gestire la barca, ci sono Maurizio Riccetti, skipper e grande appassionato di vela, e Gianluigi Marchetti, residente a Lido di Fermo, titolare con il fratello di un ristorante a Porto Sant'Elpidio e figlio di Luigi Marchetti, ex titolare della Ligmar Gomme, imprenditore molto conosciuto nella zona.
Secondo il racconto reso dai due superstiti alla squadra Nautica della polizia coordinata dal dirigente
Francesco Costantini, tutto sarebbe stato causato da tre gigantesche onde, alte circa due metri e mezzo, che si sarebbero abbattute contro la barca monoalbero spazzando in acqua i due velisti. Sotto, in cabina, la ragazza finisce a terra, si ferisce al naso, ma si rialza e corre sopra a controllare. Non trova nessuno.

La barca è in balìa delle onde mentre lei urla, grida, si sgola verso i due compagni che lottano con la corrente. Negli stessi istanti arrivano i soccorsi. Ad allertarli è un socio del circolo nautico, Pierfrancesco Vacri: «Ero affacciato al balcone di casa, ho notato quella barca in uscita, il mare era bruttissimo, mi è sembrato strano. Il tempo di raggiungere il porto e l'imbarcazione era in difficoltà. Ho chiamato subito Bovani che lavora al Marina, lui è corso a vedere, abbiamo avvisato polizia e Capitaneria».

Dalla spiaggia dello stabilimento «Le Canarie» si tuffano un poliziotto della squadra Nautica, Stefano Pelorosso e Marco Bovani, direttore del circolo velico «La scuffia». Il tempo di spogliarsi e i due raggiungono Gianluigi Marchetti: è stremato ma vivo. A bordo, la ragazza si regge a stento ma continua a gridare: è lei che dice ai soccorritori che c'è un'altra persona in acqua. Mentre viene portata a riva, un gommone della polizia recupera anche Maurizio Riccetti. E' a pancia in giù, la testa in acqua, privo di sensi.

Arriva il 118, i sanitari prestano le prime cure ai superstiti comunque coscienti, e per venti minuti tentano di rianimare Riccetti. Orietta, la fidanzata, è accanto a lui, non vuole salire in ambulanza, ma la convincono dicendo che porteranno anche il fidanzato in ospedale. Invece Maurizio è morto. Lei viene ricoverata in Otorino per il trauma al setto nasale; Marchetti in Medicina 2 per un principio di assideramento. Il corpo di Maurizio Riccetti resta a disposizione del magistratoAldo Aceto.
 
(24 gennaio 2008) Commenti: NESSUNO.. Raccomandazioni tante...per i velisti, chi rimane a bordo si salva!!

Statistiche web e contatore accessi 26 novembre 2007
La "Coppa America" rinviata a data incerta.
L'AC Management, organizzatore della prossima edizione del trofeo
ha comunicato che la manifestazione non si svolgerà nel 2009.
All’origine della decisione, il contenzioso legale avviato da “BMW Oracle Racing".

26.nov.2007
VITTORIA DI GIOVANNI SOLDINI: tagliato vittorioso il traguardo di Bahia!
Giovanni insieme a Pietro D'Alì ha vinto trionfalmente con il suo nuovo Class 40 Telecom Italia
l’ottava edizione.della Transat Jacques Vabre
Telecom italiaGiovanni SoldiniGiovanni Soldini

   ATAO Audio System  atao

Gli ultimi giorni di regata ci hanno dimostrato di cosa sono capaci questi nuovi Class 40: circa 1200 miglia in cinque giorni a 10 nodi di media non è niente male per barche di poco più di dodici metri di lunghezza.
La formula di stazza si è dimostrata veramente buona, dal momento che le prestazioni delle varie barche sono molto simili tra loro e quel che più conta sono l’equipaggio e la messa a punto.
Tra i primi dieci, oltre a Telecom, ci sono due Akilaria, due FR 40, un Philippot, un JPK 40, due Rogers un Pogo 40, a dimostrazione del fatto che non c’è un progetto o un modello decisamente superiore agli altri.

23 nov 2007 ANTARTIDE; NAUFRAGIO NAVE DA CROCIERA: TUTTI SALVI I PASSEGGERI
L'Explorer completamente adagiata su un fianco

L'Explorer completamente adagiata su un fianco
Roma, 23 nov. (Apcom) - Sono stati portati tutti in salvo i 154 passeggeri dell'Explorer,

la nave da crociera che questa mattina ha iniziato ad affondare
dopo essere entrata in collisione con un iceberg a largo della costa meridionale dell'Argentina.
Passeggeri ed equipaggio, con l'eccezione del capitano e di un altro ufficiale, hanno lasciato la nave
e sono saliti sulle scialuppe di salvataggio, prima di essere tratti in salvo da due imbarcazioni giunte a soccorerli. La nave si trova non lontano dalle isole S
outh Shetland's.
Le Shetland si trovano a circa 120 km a nord della penisola antartica.

Lo ha reso noto la società proprietaria della nave.
La nave ha colpito l'iceberg mentre navigava a largo delle isole South Shetlands, al Sud dell'Argentina.
L'urto ha aperto una falla di dimensioni ridotte, 25 per 10 centimetri,
ma sufficiente per farla inclinare di 25 gradi e metterla a rischio affondamento
La nave, di costruzione italiana, è attrezzata per crociere nei mari del sud, costruita nel 1969, 2.400 tonnellate di stazza e
battente bandiera liberiana, dopo l’urto si è inclinata di 25 gradi.

"Tutti i passeggeri e i membri dell'equipaggio sono stati evacuati
e sono adesso in buone condizioni di salute",
ha dichiarato Susan Hayes, responsabile di Gap Adventures.
"Sono stati trasferiti a bordo di un'altra nave" La Antartic Dream.
Alle operazioni di soccorso, coordinate dalla guardia costiera di Falmounth,
partecipano le guardie costiere di Argentina e Stati Uniti.
La guardia costiera britannica è stata infatti coinvolta nelle operazioni
di soccorso per l’esperienza che vanta in questo genere di situazioni.
La nave inclinata dopo l'impatto con l'iceberg (Ap)
La nave inclinata dopo l'impatto con l'iceberg (Ap)
Nave da crociera contro un iceberg   Nave da crociera contro un iceberg   Nave da crociera contro un iceberg   Nave da crociera contro un iceberg   Nave da crociera contro un iceberg   Nave da crociera contro un iceberg

Roma, 7 nov.  - I velisti Giovanni Soldini e Pietro D'Alì sono partiti nel primo pomeriggio 3.11.07 da Le Havre, in Bretagna, a bordo della barca di 40 piedi "Telecom Italia", facendo rotta verso Salvador de Bahia in Brasile, nella regata Transat Jacques Vabre. In queste ultime fasi, lo yacht di Soldini è in testa alla corsa.E' di 10.6 e rispettivamente di 9.6 Knts la velocità: appena un nodo di scarto al rilevamento delle 12 fra le velocità di Giovanni e Pietrino e gli inseguitori francesi di Atao e di Chocolat che gli stanno col fiato sul collo da giorni.
Sembra un nulla, ma nell’arco di 24 ore, questo insulso nodo potrebbe fare la differenza. Potrebbe metter di nuovo un po’ di acqua fra i nostri beniamini e i cugini d’oltralpe. Giò e Pietro sono concentratissimi, non hanno mollato un secondo
transoceanica nella sua classe. Adesso, a soli 800 mgl dall'arrivo, sono caparbiamente in testa.
 Per seguire la regata in diretta:http://www.soldini.it/

Il 24 ottobre scorso, tre velisti sono deceduti sul lago Michigan,
a pochi metri dalla scogliera frangiflutti di un marina a sud di Chicago,Illinois, mentre un quarto è stato tratto in salvo ma ricoverato per grave ipotermia.
La tragedia è avvenuta durante un breve trasferimento in previsione dell'invernaggio dal Columbia Yacht Club, davanti al centro di Chicago, al Crowley Yacht Yard, situato 12 miglia più a sud.

St Joseph Michigtan Outer Light by Dan Sheehan

Il lago Michigan era investito in quel momento da un freddo vento da Nord
tra i 20 e i 30 nodi, con onde di 2-2,5 metri. La temperatura dell'acqua
era di 10 gradi Celsius (45 Fahreneith).

Sul J35 Jason i quattro velisti -
l'armatore John Finn, 45 anni,
Alexander Childers, 38, Adam Kronen, 33 anni,
questi i tre deceduti:
Joseph Sunshine, 34 anni, il sopravvissuto -  sono salpati nel tardo
pomeriggio per effettuare il trasferimento. Tre di loro stavano indossando normali giubbetti salvagente, mentre uno ne stava indossando uno autogonfiabile. Nessuno aveva cintura di sicurezza.
Sono arrivati dopo 2 ore di fronte al marina.
Nella manovra di ammainata del fiocco, unica vela issata, uno di loro è caduto in mare a ridosso della diga foranea esternamente al porto. E' stato lanciato il May day.
La barca col motore non è riuscita a risalire  le onde ed è stata sbattuta sugli scogli fuori della diga  scaricando
in mare anche gli altri 3 velistiSeaWiFS image of the Great Lakes from space .

La Guardia Costiera è arrivata in 5 minuti, anche se inizialmente l'equipaggio aveva comunicato una posizione errata. Il J35 è stato sbattuto sulla scogliera dal vento e i 4 sono stati ritrovati dopo 45 minuti dalla
chiamata di soccorso in una situazione di scarsa luce. Per tre di loro non c'era più nulla da fare.
Le cause dell'incidente sono probabilmente da addebitarsi al vento ed al freddo, ma anche soprattutto alla decisione dello skipper di navigare col solo fiocco e di ammainarlo proprio in una zona di onde confuse subito a rodosso  degli scogli e fuori dell'ampia zona portuale protetta, insieme al fatto gravissimo che nessuno, soprattutto l'uomo andato a prua per effettuare la manovra, indossasse di notte la cintura di sicurezza (IMBRACATURA), queste sono state tutte decisioni fatali.
MEDITATE...MEDITATE.

27/10/2007ROMAMauro Mari, 53 anni, originario di Brescia  è morto, secondo alcune fonti «una vera e propria esecuzione», cittadino italiano a bordo di uno yacht trovato abbandonato nel mare Egeo: l'uomo – Mauro Mari, 53 anni, originario di Brescia ma da circa 15 anni residente in Arabia Saudita, dove sembra gestisse barche per conto di un emiro – è stato trovato accoltellato. Sulla barca anche un’altra vittima, un filippino. Dell’assassino, ricercato dall’Interpol, nessuna traccia. Lo yacht è stato trovato abbandonato in una piccola baia dell’isola di Tilos, nel Mare Egeo orientale, pochi chilometri a nord di Rodi. Il ritrovamento è avvenuto ieri (ma la morte risalirebbe a quattro-cinque giorni prima), dopo che un pescatore aveva avvertito la polizia della presenza di una grossa imbarcazione arenata nella baietta di Lethon. Saliti sulla barca – il «Gharib», 25 metri, battente bandiera saudita - gli agenti hanno trovato i cadaveri dei due uomini entrambi uccisi a coltellate ed avvolti in una coperta: uno sul ponte e l'altro all’interno dello yacht. Tutto intorno molto sangue e le tracce della lotta ingaggiata dalle vittime con l’assassino. Questi potrebbe essere un altro filippino che, secondo i documenti di bordo, era uno dei membri dell’equipaggio del “Gharib” (di cui Mari era il comandante). Gli inquirenti ritengono che sia fuggito – pare dopo aver provocato una falla nello yacht per affondarlo – a bordo del “tender”, il canotto gonfiabile di salvataggio che risulta mancante dalla dotazione della grossa barca. Subito è scattata la caccia all’uomo. La Guardia Costiera e la Marina mercantile hanno perlustrato tutta la zona intorno all’isola, ma la ricerca si è concentrata in particolare nel breve tratto di mare che la separa dalla Turchia, da dove la barca sarebbe partita 5-6 giorni fa diretta a Rodi. Tramite l'Interpol è stata dunque attivata anche la polizia turca. Ma quale è stato il movente del duplice omicidio? A questo riguardo circolano varie indiscrezioni. Gli inquirenti, si apprende, starebbero valutando la pista del regolamento di conti, dopo aver quasi del tutto escluso quelle del traffico di immigrati clandestini dalla Turchia alla Grecia (uno yacht del genere ne imbarca facilmente un centinaio a 3.000 dollari l’uno) o del traffico di armi e di droga. Del tutto cancellata, invece, l'ipotesi del terrorismo, avanzata in un primo momento quanto si era pensato che le due vittime fossero saudite. I familiari di Mari, però, reagiscono con sdegno di fronte a queste voci. «Smentiamo categoricamente tutte le false notizie che si stanno dando sulla vita e sul lavoro di Mauro, che era solo un capitano e manager di yacht alle dipendenze di un emiro arabo. Non trafficava né in droga né in armi», dice Mario De Cecco, un suo amico di Anzio, la località del litorale laziale dove Mari si era trasferito da ragazzo. «Il viaggio che stava facendo – dice l’amico – era esclusivamente di lavoro e per questo motivo si era recato in Grecia per acquistare pezzi di ricambio per una imbarcazione». Laura Mari, una delle tre sorelle, spiega che «era andato in Turchia per fare lavori di riparazione alla barca» e che «stava tornando indietro. Sua moglie mi ha detto che stava rientrando» a Gedda. Qui, in Arabia Saudita, Mauro Mari viveva con la seconda moglie e un figlio dodicenne, da circa 15 anni. Abile comandante nautico, sembra avesse trovato un importante ingaggio presso un emiro. «Mauro era una persona tanto positiva che era ben vista da tutti, ha sempre aiutato tutti», racconta Laura. E un’altra sorella, Silvana, attacca: «È una cosa lurida, vogliamo sapere cosa è successo. Nostro fratello era una persona bravissima, stimato e apprezzato da tutti. Telefonicamente ci siamo sentiti due mesi fa ed era molto sereno, nulla lasciava pensare che sarebbe potuto accadere qualcosa del genere».
Raramente tornava in Italia, l’ultima volta nel 2006 a Roma dove vive il figlio avuto dal primo matrimonio e ormai 27enne. «Però ci sentivamo spesso, via internet oppure al telefono. Mi diceva che si trovava bene, anche con il lavoro. Ma lui ci ha sempre rassicurato tutti, anche in passato quando partiva per qualche viaggio in barca», sottolinea Maura.
La morte del fratello è tutt’ora anche per lei un mistero: «Probabilmente lunedì prenderò un aereo per l’Arabia». Quello che sa è che quella barca, il Gharib, era stata costruita una dozzina di anni fa nei cantieri navali di Venezia e che «Mauro era stato in laguna per sovrintendere alla realizzazione e al varo. Quanto poi a questi giorni, mi risulta che la barca fosse in Turchia e che dovesse trasportarla a Gedda. Non so come sia finito su quell’isola greca».
Che tipo era Mauro Mari, morto ammazzato in una specie di arrembaggio a metà tra i romanzi di Salgari e la fine di Peter Blake, l’uomo che conquistò la Coppa America e poi finì scannato dai «pirati» in Amazzonia? «Era uno sicuro di sé, ma anche allegro, giocoso con i suoi e i miei figli. Era uno che portava la luce dovunque andasse».

8 ott 2007 alle 2:30 UTC (3:30 ora italiana) Telecom Italia, il nuovo Class 40 su cui
navigavano Giovanni Soldini e Pietro D'Alì, è stato speronato da un peschereccio spagnolo
di 50 metri che viaggiava a gran velocità.
Giovanni e Pietro si trovavano a 49° 33' N 11° 53' W, a circa 350 miglia al largo di Brest
(Francia), 150 miglia sotto l'Irlanda, impegnati nella qualifica di 1000 miglia,
indispensabile per partecipare alla Transat Jacques Vabre, la transoceanica in doppio che
partirà il 3 novembre da Le Havre, destinazione Bahia (Brasile).

Telecom Italia viaggiava al lasco sotto spinnaker asimmetrico e tutta randa, a 10-12 nodi
di velocità con 15-20 nodi di vento, con attivato un radar riflettente che segnala la sua
posizione a tutte le altre imbarcazioni. All'improvviso un peschereccio mal illuminato è
sbucato da sottovento investendo prima l'albero di Telecom Italia, che si è spezzato in
quattro parti, e poi la fiancata. Le due imbarcazioni sono rimaste incastrate tra loro per
una decina di minuti, poi Giovanni e Pietro sono riusciti a liberarsi e a ripulire il
ponte.

"Noi stiamo bene", ha comunicato Giovanni a bordo di Telecom Italia, "ma abbiamo preso una
bella botta. Pietro dormiva, io ero fuori al timone. Il peschereccio non l'ho visto perché
non era ben illuminato e perché lo spi mi copriva parte della visuale dell'orizzonte. Non
stava pescando, quindi la precedenza era nostra. Evidentemente a bordo del peschereccio
non c'era nessuno in plancia a guardare il radar o l'orizzonte. Per fortuna il colpo è
stato attutito dall'albero che è stato centrato per primo. Ma sulla fiancata ci sono dei
danni abbastanza rilevanti. È ancora presto per dire se riusciremo a esserci alla partenza
della Transat Jacques Vabre. Spero di arrivare a terra il prima possibile per capire se ce
la faremo ad aggiustare tutto in tempo. Nel frattempo ci stiamo dando da fare: ho
contattato il costruttore dell'albero che pare abbia trovato un tubo già fatto da
completare in tempi record e il cantiere Fr Nautisme di Lorient si sta preparando a
riceverci. Io e Pietro stiamo finendo la lista dei pezzi da ordinare al telefono".
Giovanni e Pietro rimangono a bordo di Telecom Italia, che il peschereccio sta trainando
verso le coste francesi. L'arrivo a Lorient (Francia) è previsto per il 09.10.07.


GENOVA 7 ott. 2007 - Parla lo Skipper di GI.GO2,
P.P.Mori affondato nell'oceano indiano Tratto da:"2007 Libertà On Line quotidiano di Piacenza (vedi www.liberta.it)"
 
«Stiamo bene. Tutto a posto, siamo in albergo, siamo arrivati e stiamo aspettando di espletare tonnellate di burocrazia»
a parlare è Pierpaolo Mori skipper del velierio "Gi.Go 2" del presidente di Confindustria Piacenza, Sergio Giglio.
Mori, di Sestri Levante  aveva fatto naufragio, nell'Oceano Indiano, assieme ad una amica, una ragazza israeliana, Lieby Belozersky .
Soccorsi da una nave dopo nove lunghissimi giorni su una zattera, lo skipper e l'amica ieri sono sbarcati a Cochin in India.
Mori ha parlato al telefono con il "Tg Liguria". «Una brutta avventura, ma il mare - ha raccontato - resta una grande passione. Tornerò ancora più attento ad ogni più piccolo particolare».
Nella sua ricostruzione Mori racconta di un' avaria alla barca.
«Si è staccata la chiglia - dice -. Non ho la più pallida idea del perché.
Poi la barca si è rovesciata».
«Sulla zattera di salvataggio - ha aggiunto - c'erano quattro litri d'acqua, ed una minuscola attrezzatura da pesca.
Abbiamo mangiato poco e niente, abbiamo catturato qualche uccello che ha avuto la sventura di poggiarsi sulla zattera ed una tartaruga.
Abbiamo cercato di restare asciutti.
Entrava acqua. Soprattutto di notte faceva freddo»
Poi descrive lo stato d'animo nell'attesa di essere trovati:
"la costa era troppo lontana, 600 miglia d'acqua da tutte le parti.
Abbiamo cercato di stare tranquilli, avevamo fiducia nell'armatore Giglio,
che avevamo sentito col telefono satellitare poco prima del naufragio.
Sapevamo che sarebbero venuti a prenderci.
Ho pensato un pò a tutto, alla famiglia, agli amici, e intanto speravo che qualcuno arrivasse presto. Speravamo fosse più breve l'attesa».
Lo skipper e la ragazza sono scesi a terra ieri mattina a Cochin, porto del Kerala nel sudest dell'India.
Entrambi sono stati subito visitati dai medici che li hanno giudicati in "buona salute". Arriveranno oggi a Bombay per poi rimpatriare.
Mori e la Belozersky stavano trasferendo la barca a vela di 16 metri
"Gi.Go.2" dell'armatore Sergio Giglio, presidente della Confindustria di Piacenza, dalle Maldive al Mar Rosso, quando le comunicazioni radio si sono interrotte.
Ora sappiamo che per motivi non ancora chiariti l'imbarcazione ha "perso" il bulbo ed è affondata in pochi minuti in pieno oceano indiano.
Forse un difetto di costruzione, perchè sarebbe ipotizzabile solo un container alla deriva o il solito cetaceo distratto o peggio incavolato, alla Fogar insomma.
 «Ho avuto una breve conversazione stamani con Mori
-ha dichiarato ieri il presidente Giglio - stanno bene e conclusi i vari passaggi burocratici andranno in albergo. Spero di poterlo riabbracciare nel giro di 72 ore per fare un pò di festa insieme».
Per il salvataggio fondamentale è stato il contributo della Guardia Costiera italiana, che ha ricevuto la prima segnalazione di scomparsa il 25 settembre. Secondo quanto spiegato dal comandante Cristiano Aliperta, l'ultimo segnale Epirb (sistema satellitare di emergenza) era stato rilevato a 580 miglia dall'India.
In collaborazione con l'Unità di crisi della Farnesina (che attraverso il consolato generale in India sta assistendo Mori) è stato subito diramato l'allerta alla stazione di Bari che ha diffuso un messaggio Inmarsat (ogni quattro ore) che segnalava la scomparsa.
Il 3 ottobre una nave da carico, la "Alphonse Leicester", ha risposto che aveva provveduto al salvataggio dei due naufraghi.
Il ministro Pierluigi Bresani, avvertito dell'emergenza dal presidete Giglio, si era personalmente interessato per intensificare le ricerche dei due naufraghi. E' facile far polemica dopo, ma sembra che un salvataggio in 9 gg siano troppi se l'allarme era stato lanciato nelle prime 4 ore!! Ma dove li stavano cercando se con l'Epirb il punto del naufragio è certo?

L'uragano Kyrill      17 gennaio 2007
L'uragano tropicale ha bisogno di acque oceaniche calde per svilupparsi,
ad almeno 27 gradi, e quando giunge sulla terraferma perde subito potenza,
come se venisse privato del combustibile;
la sua forza distruttiva è una combinazione di vento,
pioggia torrenziale e ondate marine che invadono la costa.
Il ciclone extratropicale si muove invece anche su oceani freddi
e può correre sulla terraferma animato dalla circolazione dell'atmosfera
a grande scala, producendo danni soprattutto per il vento forte,
ma nel complesso è meno distruttivo degli uragani tropicali.
Dunque nella definizione "ciclone extratropicale" non c'è nulla di eccezionale,
tutte le nostre basse pressioni europee sono definite così,
ma Kyrill è più profonda del solito
- cioè la pressione al centro è molto bassa:
ieri sulla Danimarca sono stati misurati 962 ectopascal.
Ora la depressione, dopo aver flagellato Gran Bretagna
e Francia, si muove verso l'Europa dell'Est,
interessando ancora la Germania e poi l'Austria e la Polonia.
Ieri i venti hanno raggiunto a Londra i 110 km/h,
115 a Lille, 144 a Dusseldorf, 110 a Zurigo
con un massimo di quasi 200 km/h sul Monte Brocken in Germania.

Nonostante queste raffiche violente ci stupiscano per i danni
e le vittime che procurano, questa tempesta
non è un caso eccezionale per il clima europeo:
ha una ricorrenza di circa 2-3 anni ed è meno
intensa di quella del Natale 1999,
battezzata Lothar e ben più distruttiva.

Record da Guinness   3 gennaio 2007
Un ragazzo britannico di 14 anni è entrato nel guinness dei records
con una
Traversata atlantica in solitario Antigua ,
Michael Perham, per essere il più giovane ad aver compiuto
questo tipo di traversata.
Il ragazzo è partito dallo stretto di Gibilterra il 18 novembre

a bordo di un 28 piedi, Cheeky Monkey, per tutto il tragitto
della traversata è stato scortato dal padre
e dopo ben 3.500 miglia
di navigazione in mare aperto,alle ore 15 italiane del 3.01.2007,
ha attraccato nel porto di Nelson ad Antigua.
"E bravo Michael!"


Un'iniziativa della Commissione Europea
Un corso per la simulazione interattiva dei sistemi
di richiesta di soccorso in VHF DSC detti GMDSS
Corso Vhf GMDSS
Sul sito :
http://www.egmdss.com/
troverete il modulo di iscrizione per questo corso on-line
completamente gratuito. E' un ottimo esercizio in caso
di patente in corso  o semplicemente come esercitazione.


Sidney-Hobart    29.12.2006
 Vincitore: Wild Oats XI Finished - 02:08:52:33
IRC A Ichi Ban Finished - 02:12:42:23
IRC B Yendys Finished - 02:23:45:26
IRC C DSK Comifin Finished - 03:11:35:42 (barca Italiana,
Swan 45 di Danilo Salsi con Pietro D'Alì al timone e P. Caracci)
IRC D Challenge Finished - 03:14:24:53
IRC E Love & War Finished - 03:20:17:24
PHS A Ocean Skins Finished - 03:16:04:35
PHS B Another Fiasco Finished - 03:16:49:22
La regata è stata caratterizzata da condizioni meteo molto impegnative
con alcuni disalberamenti tra cui la celebre vincitrice
della Volvo Ocean race 2006, la barca olandese "Abn Amro One" .
Mike Sanderson skipper dell’imbarcazione,
annunciava alle ore 03,08 Utc di avere disalberato con 30 nodi di vento.
Troncate le sartie e lasciato alla deriva il troncone d’albero,
l’equipaggio incolume è tornato a Sydney a motore.
Qualche minuto dopo è stata la volta del maxi neozelandese "Maximus"
con l'albero che è caduto nel pozzetto ferendo cinque membri
dell’equipaggio, poi recuperati da un elicottero
e costretti al ricovero ospedaliero.
Poche ore dopo è toccato quindi all’australiana "Ray White Koomooloo"
che ha cominciato a imbarcare acqua fino ad affondare. L’equipaggio
si è tratto in salvo sulle zattere di salvataggio ed è stato recuperato
dall’imbarcazione inglese "Adventure".
Tutti australiani gli altri ritirati :"Endorfin" e "Chutzpah" entrambi
per problemi al timone, "Living Doll" per malfunzionamenti alla radio e
"Mr Kite" per problemi all’armo velico.
Analisi Meteo della regata:
La carta in superficie , relativa alle 12:00 Utc del 25 dicembre 2006,
mostrava, nella zona interessata, un intenso flusso da Sud Ovest
con venti fino a 32 – 33 nodi e a regime di raffica,
dato il carattere turbolento della configurazione barica.
Una prima analisi della climatologia locale,
fornita dalla rosa dei venti statistica (annuale),
mostra una prevalenza dei venti,
in direzione ed intensità, da Nord Ovest e Nord, mentre,
questa volta è stata privilegiata la direzione sud occidentale.
Probabilmente, l’accaduto fa parte di un disequilibrio energetico
che in questo periodo sta caratterizzando sia l’emisfero boreale
che quello australe del nostro Pianeta
(ad es., autunno - inverno molto miti in Europa – Mediterraneo
ed intensi fenomeni freddi nel continente nord americano).


Dal Cala dé Medici è partito per il giro del mondo
a vela il Baltic46 Poderosa
Il 23 ottobre 2006 Paolo Marco Vidi, albergatore di Riva del Garda (Tn) di 47 anni
è salpato da Rosignano Solvay insieme al figlio Michele e a un amico per dare inizio
al giro del mondo.
Il baltic 46 ex OPS è una bella barca, molto solida, del noto cantiere finlandese.
Primo scalo a Bastia (Corsica), poi La Maddalena, Alghero, Minorca (Baleari) e Almeria (Spagna).
Lasciata la Spagna, Poderosa ha attraversato lo stretto di Gibilterra.
In Atlantico una burrasca con venti di oltre 50 n. ha investito la barca che ha rotto
la randa e le antenne Vhf-SSB, col motore in avaria.
Per la mancanza di notizie è partito l'allarme ed alcune riviste del settore hanno
parlato erroneamente di naufragio.
La situazione deve essere stata comunque difficilissima se con le ancore a mare
e sottocosta (presso Casablanca) l'equipaggoio di Poderosa è stato intercettato
ed assistito dalla Guardia costiera Marocchina allertata da quella Italiana
che era stata informata sembra via cellulare Gsm (ca!!o Ndr.) dalla barca stessa.
Tuttavia tutto è finito per il meglio sia per la barca che per l'equipaggio
che è salpato subito dopo le riparazioni per le Canarie e poi verso i Caraibi
dove sono giunti poco prima di Natale.
Un inizio a dir poco avventuroso.
Auguri e buone feste al caldo!


Trofeo Accademia Navale Livorno

1.05.2006  Classe IMS
I
mbarcazione ITA 808 Hublot Sei Una Diva di Battistella Ferdinando ,
classe IRC (Gruppo A) senza prova di scarto 
ITA 3081 Le Coq di Cappa Raimondo,
con prova di scarto  ITA 15240 Allumeuse di Tognella Germana,
IRC (Gruppo B) ITA 13079 Pallina di Poggetti Riccardo,
classe ESTE 24 ITA 12793 di Strappati Roberto,
classe J24  ITA 233 di Ravioli Luigi G.d.F.,
classe 470  ITA 4253 dei fratelli Catta ,
classe EQUIPE  ITA 2601 di Di Renzo Mario e D’Addetta Nicolò,
Classe 2.4 mR  ITA 89 di Annoni Carlo,
Classe SOLARIS 36  EUR 36002 di Starnini Simonetta,
classe EUROPA l’imbarcazione ITA 1157 di Piseddu Riccardo,
classe SNIPE l’imbarcazione ITA 29685 di Poggi Giampiero
e Boccato Silvia,
raggruppamento VELE STORICHE di Viareggio l’imbarcazione
ITA 5143 di Paoleschi Nicola, mentre per gli
OPTIMIST ITA 6784 di Dubbini Leonardo per gli JUNIORES
e ITA 6930 di Benini Marco per gli CADETTI.

27.04.2006
Pietro D’Alì al comando della “Transat AG2R”


L'italiano è primo nella regata oceanica francese partita
domenica 6 aprile da Concarneau (Francia). Si corre su monotipi
di 10 metri, due le persone di equipaggio, arrivo previsto
a Saint Barthélemy (Caraibi), 25 gli equipaggi che partecipano.


20 aprile 2006
Volvo Ocean Race "Abn Amro" ancora primo.
Nella tappa da Rio de Janeiro (Brasile) a Baltimora (Usa)
vince ancora lo scafo olandese
“Abn Amro One”. È il quarto successo, su cinque prove in oceano,
di questo giro del mondo in equipaggio.
Seconda al traguardo la barca spagnola “Movistar”.


27 aprile 2006
Parte il “Trofeo Accademia”
tra regate e spettacoli
Prende il via il 28 aprile a Livorno il “Trofeo Accademia Navale”
che quest’anno festeggia la 23° edizione: quattro giorni di regate
con oltre 500 barche e numerosi eventi a terra.


28 aprile 2006
Record del Pacifico per il trimarano "Geronimo"

Lo skipper Olivier de Kersauson a bordo del maxi trimarano
ha stabilito il nuovo record sulla rotta
San Francisco (Usa)-Yokohama (Giappone)
con il tempo di 14 giorni, 22 ore e 37 minuti.



28/04/2006 Cala de’ Medici
ospita la seconda edizione della Pirelli Sailing Cup.
La manifestazione velica, riservata ai dipendenti Pirelli,
si terrà il 29, 30 aprile e 1 maggio.
I 12 equipaggi partecipanti disputeranno sei regate
con le imbarcazioni monotipo del Giro d'Italia a Vela,
i G34 One Design.

09.04.2006 Cala dé Medici
CANAPIGLIA E FINISTERRAE
VINCONO IL CAMPIONATO PRIMAVERILE
 
Con la regata di domenica 9 aprile, si è conclusa
la seconda edizione del campionato primaverile d'altura.
Venticinque le imbarcazioni partecipanti.
A dominare la classifica finale, dopo quattro prove:
Canapiglia (l'IMX di Pierre Hamon), in classe IRC,
e Finisterrae (il First 31.7 di Massimo Pantani), in classe libera.


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