|
|
Bernard Moitessier
|
 |
|
MOITESSIER un vagabondo sui mari......
Nato ad Hanoi nel 1925, morto il 16 giugno 1994.
Opere:Un vagabondo dei mari del sud, Mursia Capo Horn alla Vela, Mursia; LA
lunga Rotta, Mursia; Tamata e l'Alleanza, Editrice incontri nautici; Vela, Mari lontani, isole e lagune, Editrice incontri nautici
Passò la sua infanzia nell Vietnam. L'Indocina era già dilaniata nella lunga guerra di 50 anni.
I ricordi sono legati al mare, ancora ragazzo le prime uscite in barca
ed i bagni da incosciente tra gli squali. Ma presto scopre la
navigazione, la ricerca della libertà sul mare ed intraprende la
sua prima grande avventura finita in un naufragio. Poi imbarchi
avventurosi sui cargo per mezzo mondo, sogni di barche di carta
pressata....la sofferenza dei sogni senza l'azione.
Ci sorprende trovarlo sposato con Francoise e tre figli di lei in una
casetta della Bretagna. Ma il cuore già si libra nel vento verso
l'avventura come quiete prima della tempesta.
Legge con assiduità Joshua Slocum e Vito Dumas studia ogni dettaglio e
sfumatura, sogna di mettere lui stesso in pratica le loro avventure.
Con l'aiuto di lei e di un amico che ha un'officina gli costruiscono
uno scafo in acciaio e che lui amerà più della sua vita. Lo arma da se
con mezzi di fortuna, l'albero sarà un palo di telegrafo e sarà ottimo,
il motore arriverà ancora dopo e diventerà piano piano la barca che si
vede al lato, adesso al museo de La Rochelle. Sarà la barca per tutta
la vita. Scuola di vela per comprare il tessuto, le cime e farsi le
vele poi... poi via sull'oceano verso le Galapagos ed il Capo Horn. Un
giro tanto per fare , ma poi è lì che lui vuole andare, atrovare il suo
amico mare ruggente.
Arriva poi anche la regata intorno al mondo. La Withbread nel 1969. Con
grande stupore del mondo
intero decise di abbandonare la gara a vittoria praticamente sicura, e
di proseguire per un altro mezzo giro del mondo, fino a far scalo a
Tahiti, nella Polinesia francese. La storia della celebre impresa si
trova narrata nel suo libro più famoso, "La lunga rotta", probabilmente
uno dei libri di mare più belli e più letti in assoluto, che ha fatto
di lui un guru per intere generazioni di velisti. Trasferitosi
definitivamente in un atollo delle Tuamotu, continuò a stupire il mondo
con i suoi gesti e le sue campagne in favore dell'ecologia e del
disarmo nucleare. Morì di cancro il 16 giugno 1994, a Parigi. Non è l'unico marinaio né il primo ad essersi avventurato per mare con
una piccola imbarcazione a vela. In tempi recenti, poco prima che
Moitessier realizzasse nel 1969 il suo giro del mondo senza scalo,
altri, come l'inglese Francis Chichester, avevano compiuto l' impresa,
e già era gloria di Francia il talento di Eric Tabarly, il quale
vinceva le più importanti regate oceaniche per solitari. Ma l'inglese
aveva navigato a tappe, si era fatto costruire una bellissima
imbarcazione di 16 metri dotata di tutti gli accorgimenti tecnologici,
di una radio per comunicare anche a 7000 chilometri di distanza, e
persino di una pompa a pressione per la birra alla spina. E Tabarly
incarnava già il nascente professionismo delle regate a vela.
Riottoso
ad ogni complicato sofismo, per vocazione necessitato a navigare
"lontano dai falsi dei del mondo civile", fuori del mondo e fuori del
tempo, Moitessier rimane personaggio diverso, tutto a sé. Un artigiano
squattrinato, un idealista vagabondo che arma il suo ketch di 12 metri,
"Joshua" appunto, con quello che gli altri buttavano via, con un palo
telegrafico come albero per la vela, sicuro che un palo è la cosa più
robusta che ci sia. Niente motore, niente gabinetto, una lampada ad
acetilene a fatica sostituita con una a ricarica solare. Una fionda con
cui lanciare messaggi alle navi che casualmente incontra sulla sua
rotta e, alla quale, poi, presto rinuncia.
Nel 1968, partito da Plymouth, in Inghilterra, per la più dura e
difficile regata, senza scalo, in solitario intorno al mondo, dopo aver
quasi concluso la sua fatica e doppiato i grandi capi di Buona
Speranza, Leeuwin e Capo Horn, pressoché vincitore della competizione,
Moitessier decide di abbandonare e ritirarsi. Manda tutti al diavolo,
rinuncia al premio di 5 mila sterline che lo attende in Gran Bretagna,
ad una coppa d'oro, e prosegue senza scalo per un altro mezzo giro del
mondo. Di nuovo l'Atlantico, il Capo di Buona Speranza, l'Oceano
Indiano, l'Australia, il Pacifico. È il gran rifiuto: gli onori, la
cronaca, i soldi, il mondo dei compromessi. "Continuo senza scalo verso
le isole del Pacifico - scriverà nel suo diario - perché in mare sono
felice e forse anche per salvarmi l'anima. La storia adesso è fra il
"Joshua" e me, fra me e il cielo - aggiunge - una bella storia tutta
per noi, una grande storia d'amore che non riguarda più gli altri". Nulla si può aggiungere alle parole di un innamorato del mare e dell'avventura. Per questa purezza di sentimento piace e piacerà sempre Moitessier ed i suoi libri.
|
|
|
|
|
Joshua
|
 |
|
| Foto di Bernard Moitessier - domenica 9 aprile 2006 |
|
|
|
|