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navigazione a vela con cattivo tempo
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"Navigazione a vela con cattivo tempo"
E' adesso anche in Italia in vendita una nuova edizione curata da Bruce......,Edizioni Mursia, biblioteca del mare.
La copertina che si vede a lato è quella della vecchia edizione, se è consumata è dovuto alle insistenti riletture del libro.
Tutti noi velisti "della domenica" e mi ci metto anch'io anche se
navigo da 40 anni, quando facciamo diporto possiamo evitare la quasi
totalità delle burrasche con una attenta lettura delle previsioni del
tempo. La metereologia oggi dispone di mezzi di calcolo impensabili ai
tempi di Coles che inoltre navigava anche d'inverno in Atlantico, nel
Golfo di Biscaglia e nel Mar del Nord. Noi invece siamo in Mediterraneo
e possiamo prevedere nel medio termine con esattezza le situazioni
meteo anche locali.
Tuttavia esiste una percentuale di casi in cui si possono verificare eventi imprevisti e di notevole forza.
A tal proposito mi raccontava il mio amico Aimone, ottimo e stagionato
velista, che alla fine del mese di Agosto 2005 mentre si trovava con la
famiglia alla fonda nella baia di porto Conte ha subito un piccolo
tornado, estremamente intenso che ha messo a dura prova la sua pur
ottima barca. Per resistere ai venti di oltre 50 nodi ed al mare che si
era alzato, ripido e corto, in pochi minuti ha dovuto levare l'ancora
ed entrare nel vortice a tutto motore e fortuna che sul suo X-Yacht 45
ha un bel motore! Se ci capito io col mio 12 mt che monta un 25 Cv,
dovrei far conto solo sulle mie capacità di velista! Sic.!
Il tornado imperversò per due ore nella baia di porto Conte strapazzando le barche dei pescatori sui solidi corpi morti.
Al ritorno delle ferie l'amico era visibilmente scoraggiato e
preoccupato dal fatto che questi eventi pericolosissimi possono
arrivarti addosso in maniera molto più frequente di prima e questo
evidentemente per il cambiamento climatico che ha subito il ns. pianeta
negli ultimi anni.
Dunque non è vero che se vogliamo noi possiamo navigare sempre col mare
liscio ed il vento giusto. Il mare ed il vento sono e rimangono i
padroni e seppure in maniera ridotta rispetto ai tempi di Coles
nell'Atlantico anche il ns. Mediterraneo può riservarci l'imprevisto e
l'imprevedibile.
Ecco perchè secondo me questo libro rimane un libro da leggere e da assimilare.
Adlard Coles è scrittore preciso ed appassionante, nelle narrazioni
delle tempeste ci descrive i fatti e gli eventi meteo, analizza
anche le altre possibili manovre che lo skipper poteva fare. Ne emerge
una profonda analisi del problema della sicurezza sia costruttiva che
di manovra.
Ricordo ancora quanto il libro mi appassionò allora. In verità io ero motivato
dal fatto che ci trovai descritta una tempesta simile a quella che 30
anni fa anch'io mi buscai nel Golfo del Leone mentre a vela si scendeva
dalla costa Azzurra alle baleari a fine Aprile.
Si ritorna al fatto della cattiva preparazione della traversata in
quanto nessuno di noi aveva incredibilmente guardato il bollettino
meteo.
Io ero uno studentello squattrinato che aveva preso vacanza dagli studi
universitari approfittando di una incredibile offerta di crociera,
prima in costa Azzurra e poi alle Baleari su un barca a vela di 16
metri.
Subivo la fama di grandi navigatori dei proprietari, due affiatati
cognati di Pisa, ben messi economicamente e decisi a fare della
vacanza, liberi dalle mogli, una sicura scappatella con qualche donnina
nei locali di moda sulla costa francese ed infine ad Ibiza.
Per questo, forse alla fine del badget previsto, rientrando dopo una
altra notte brava prima di coricarsi avvinazzati, dettero l'ordine di
salpare. A nulla valsero le richieste di aspettare la luce del giorno e
di sentire il bollettino.
"Dhè bimbo, tu sei un fiorentino, oh dicchè tu hai paura, un-tu vedi che bel tempo gliè!"
Dopo dodici ore ci sarebbe stato da rispondere, non in fiorentino, ma in livornese:
"La budella di tu-ma. Bel tempo una sega! "
Quando fummo ben al largo si levò un gran mare da NNW, il vento
continuò a salire imperterrito sino a 50 nodi e quando i nostri due si
decisero a salire in coperta il Vhf gracchiava in francese qualcosa del tipo "Securitè.Securitè Securitè...
burrasca in corso da NNW...Mistral ,nel golfo del Leone";... fra l'altro già abbondantemente previsto.
Noi avevamo corso a più di nove-dieci nodi sino ad allora, con
vento al
traverso, la barca in vetroresina era un bellissimo progetto americano custom, crociera regata, correva come un
cavallo imbizzarrito. Io neofito della vela d'altura, ma regatante di
derive, al timone, incoscentemente godevo come fossi tra le cosce di una donna.
Eravamo 120 miglia al largo.
Facemmo il punto nave col radiogoniomentro su Capo Caccia. Eravamo nel bel mezzo del Golfo del Leone. Ed il leone ruggiva!
Prima il vento salì sino a a 60 nodi e poi salì il mare, un mare
fenomenale che io non ho più rivisto dopo in vita mia. Oggi mi risulta
difficile descriverlo perchè non ho foto e le immagini della
memoria si sono scolorite, tra sensazioni mescolate alla paura,
all'entusiasmo dei
vent'anni ed ai tanti racconti fatti dopo nelle serate insieme agli
amici.
Tutto intorno era spuma bianca, le creste delle onde erano strappate
dal vento e voltarsi a nord era impossibile perchè rimanevi soffocato, tanta
era la forza del vento e l'areosol. Con la tormentina a prua e randa tutta terzarolata e ben serrata la situazione era gestibile, le onde arrivavano al giardinetto di
dritta e la barca andava in surfate incredili in un gorgoglìo entusiasmante di
schiuma.
Io non sapevo nè di cavi a poppa nè di altri accorgimenti per il
cattivo tempo. I miei armatori stavano zitti zitti, impauriti e storditi, in preda ai
malesseri del dopo sbornia ed al mal di mare. Sottocoperta, mi
disse il mio compare, era un vero macello con sassate improvvise di barattoli ed altri oggetti. Nessuno aveva riposto a dovere le
ultime provviste e, giorni dopo, trovammo barattoli, merendine e penne barilla nei posti
più impensati.
Quando sei dentro ai guai fine ai capelli, ma puoi ancora lottare, non ti viene da aver
paura, ma del peggio che ti capita prendi il meglio e fai quello che hanno fatto e
faranno tutti quelli che prima e dopo di te cascano nella
merda..... nuotano.... per non affogare.
Io allora stavo abbarbicato a quel grande timone a ruota e lasciavo correre la barca e basta: fuggire alla burrasca
era la cosa più naturale da fare. Al momento non
creava problemi, la barca faceva il più del lavoro. L'unico casino era
quello di tenere in rotta la barca
quando l'onda passava e la poppa si alzava paurosamente, ma subito
guizzava via prima di essere colpita, poi si entrava nel cavo, la barca
allora rallentava e la
corrente faceva ruotare la poppa. La paura quando l'onda arriva è
tanta, ma non mi si
presentò mai il pericolo di scuffiare e neppure di fare la cosiddetta
capriola da poppa con la prua affondata nell'onda che precede.
Non è possibile secondo me, l'onda che precede è più veloce della
barca.
Il fatto che fossi al timone da 24 ore, legato come una salsiccia
nell'angusto pozzetto del timoniere, mi
aveva fatto prendere il ritmo a quel mare: prevedevo l'arrivo
dell'onda, mettevo la barca in linea perfetta e si partiva a rotta di
collo col log a fondo scala, poi lavoravo a
correggere la rotazione. La mia giovane età, la forza fisica che ce ne
vuole tanta anche per resistere al freddo e all'umido della notte.
Soprattutto l'incoscienza fece miracoli!
Col calare del vento cominciarono ad arrivare le onde più cattive,
proprio come ci descrive K.Adlard Coles nelle burrasche del libro.
Quando cominci a credere di essere al sicuro e che il peggio è passato
ecco che senti il rumore sordo di un'onda cattiva che sale alle spalle;
non hai il coraggio di guardarla, ma la senti dalla velocità della
barca che aumenta per farci diventare più sfuggenti, ma l'onda è
sempre
più veloce di te ed arriva. Un fragore di acqua e di schiuma ed il
freddo addosso, queste le sensazioni quando ti sommerge, insieme alla
paura
di rimanere soffocato, il tempo che non passa mai.
Così avvenne quando la barca fu colpita da un'onda enorme. Quando riemerse dall'ondata,
presa piena al giardinetto-poppa, fremeva come se fosse passato il
terremoto, o forse ero io.
Uno sguardo terrorizzato intorno: a prima vista tutto sembrava a posto; io ero solo nel
pozzetto, ogni boccaporto era stato sprangato e gli altri sotto a
sfidare i barattoli volanti.
Dal tambuccio, fortunatamente piccolo e ben costruito, si affacciò una testa impaurita e forse incredula di
vedermi ancora lì.
Come mi ripresi capii di essere stato schiacciato contro la
ruota del timone, sebbene il mio pozzetto fosse ben incassato e
protetto ed io mi fossi rannicchiato e preparato all'urto. Avevo un
dolore lancinante allo sterno sul petto, un rivolo di sangue mi scendeva dalle labbra, ma ero vivo e soprattutto.... a bordo! La
cerata gialla, termosaldata, che avevo comprato alla partenza, un
affarone, in via Coppino a Viareggio, era scoppiata come fa un
palloncino
ed io, come un clown, ero rimasto con i mozziconi delle maniche
addosso. Intorno tutti i candelieri erano più o meno piegati ed il
pulpito di poppa era mezzo sradicato. Il
ponte, un Flush DecK, bello, pulito senza tughe, non aveva offerto
alcun attrito e l'onda enorme era civolata via senza far altri danni.
Eravamo ancora inclinati con l'albero pericolosamente vicino all'acqua.
La prua ad ovest offriva pericolosamente il
fianco al mare ed io ripresi a timonare rimettendo in rotta, la barca (.. Dio mio che barca!)
rispose pronta al timone. Che barca meravigliosa, ne sono ancora
innamorato....
La tormentina alta sulla prua e la randa completamente terzarolata
facevano egregiamente il loro lavoro e durante l'ondata non avevano
subito alcun danno.
Dopo quella mostruosa onda ce ne furono altre, che ci colpirono, ma non così cattive.
Noi non cessammo mai di correre, probabilmente anche oltre i 15 nodi, del resto non sapevamo far altro e continuammo così.
Quando gli altri mi poterono dar mano, cambiammo mure e arrivammo, dopo un altro giorno di tempesta, a Cagliari
che, si sa, non è alle Baleari.
Trent'anni fanno dilatare o sminuire i ricordi e le sensazioni, infatti
ricordo poco i gran dolori alle costole, ma
credetemi...quell'onda me la ricordo viva come se fosse ieri.
Senza dubbio
fu la barca, il suo meraviglioso progetto e l'ottima costuzione, che ci
avevano salvato la vita. Ed è questo secondo me il segreto più
importante di affrontare la tempesta. Le parti esposte al mare devono
essere piccole e solide. Tughe tambucci boccaporti devono essere
resistenti in tutte le loro parti. Nella burrasca il ponte è
altrettanto importante dell'opera viva.
Le nuove tecniche di costruzione e progettazione degli Yacht hanno
modificato molto il loro comportamento nel cattivo tempo. Basti pensare
alle chiglie piatte e lunghe con poppe larghe ed aperte ai colpi di
mare dei Vor '60 e dei Volvo open '70. Che tuttavia risultano "sicure..." e performanti, un po meno le chiglie basculanti.
Dedicheremo un'attenta analisi alla luce dei fatti e delle esperienze
che ci vengono narrati dai navigatori delle regate transoceaniche. Vedi
la Volvo Ocean racing, la Sidney Hobart la Transat ecc.
Ma anche dai racconti di esperienze personali di amici e soci. Leggi la storia del Parsifal su questo sito.
Nel ns. forum o nel Blog se più articolati, accoglieremo tutti i graditi racconti e storie che ci vorrete inviare.
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