Dal diario di Erica Falzone
Nei giorni 26-27 Settembre il QUADRANTE
TOSCANA A.A.C.V. Caprera e LA VIA DEL MARE in collaborazione con i Comandi VV.FF di
Grosseto e Firenze, la C.R.I di Follonica , nell’ambito della formazione alla
sicurezza hanno realizzato una simulazione di sopravvivenza su una zattera di salvataggio.
La durata della prova è stata di 26 ore: dalle ore 11.00 del 26.09 alle ore 13.00 del
27.09. La zattera è stata una EUROVINIL classe II 8 P del tipo omologato per il mercato
francese.
Equipaggio: 5 uomini e 1 donna
Coordinate prova: Lat. 42° 50’N,
Long. 010°45’ E
Vento forza 3/6- Stato del mare 4
PREMESSA
L’esercitazione è stata concepita
principalmente per valutare mezzi e uomini ( ed in questo caso anche donne), dicasi quindi
la zattera di salvataggio, quanto in essa trovato e quanto da noi stessi portato come
apparati aggiuntivi oltre che le reazioni psico-fisiche di una permanenza forzata in spazi
assolutamente ristretti.
Il tempo di permanenza nella zattera è
stato di 26 ore, dalle ore 11.00 del 26.9.98 alle ore 13.00 del 27.9.98.
Sapere di essere osservati e controllati
dalla barca appoggio, ha eliminato sicuramente l’angoscia psicologica del vero
"naufrago" e ha lasciato spazio ad un’analisi più tecnica e pratica .
La zattera in prova è stata una
EUROVINIL CLASSE II del tipo omologato sul mercato francese.
PRIMO GIORNO 26 Settembre
Mattina:
mare e vento da SE 10-15 nodi in
aumento con previsioni da libeccio.
Pomeriggio: mare e vento SE 15-20 nodi
Sera-notte: mare e vento SE 20-25 nodi
Lanciamo in mare la zattera dalla barca
appoggio la quale si gonfia in reali 10 sec. Ci caliamo tutti e 6 dentro ed, una volta
chiuse le valvole dei tubolari, proviamo a gonfiare il doppio fondo. Spostando noi stessi
ed i sacchi personali, l’operazione risulta più facile del previsto. Una volta
sistemato alla meglio tutto il bagaglio, ci ancoriamo su un fondo di circa 18 mt. con
ancora appennellata e circa 50 mt. di cima che fermiamo inizialmente sul lato lungo della
zattera in corrispondenza dell’apertura ma che, subito dopo, portiamo verso il lato
corto onde evitare di presentare all’onda ed al vento la notra seconda fonte di aria
e di luce. Iniziamo subito a controllare le dotazioni che troviamo dentro ad un sacco
impermeabile di dimensioni decisamente troppo grandi (circa 90 cm di altezza per 20 cm).
Tale sacco lo verrà ribattezzato "il bambino".
Uno solo di noi ha messo il cerotto per
il mare di mare(il vigile del fuoco Mario) mentre il medico Fabrizio ha preso una
compressa trovata all’interno delle dotazioni della zattera. Gli altri non prendono
niente.
Mentre controlliamo il materiale,
iniziano i primi sintomi di mal di mare proprio a colui che ha messo il cerotto.
In
effetti la zattera si muove molto e viene strattonata ripetutamente dall’ancora che
la tiene ferma. L’odore forte di gomma nuova crea problemi a Mario, al quale fa
aumentare il mal di mare mentre ad altri l’odore non da particolari problemi ( a me
ad esempio è un odore che piace).
L’analisi dei materiali con relativi
commenti la farò successivamente oggetto per oggetto.
Ci guardiamo attorno ed iniziamo a
controllare la zattera.
Dietro all’arco pneumatico che sostiene la tenda c’è il
contenitore dell’acqua piovana che funziona e raccoglie bene l’acqua. Una presa
d’aria è posta in un angolo corto della zattera e sarà l’unica via d’aria
funzionante a zattera completamente chiusa. Un’altra presa d’aria con funzione
di camino molto più grande della precedente è posta all’altro lato ma si rivelerà
inutile in quanto non aspira proprio niente.
Sono passate circa tre ore ed il mal di
mare si è impossessato di Mario, il quale cerca di stare con la testa fuori il più
possibile e di evitare di aspirare questo odore di gomma per lui micidiale.
Il medico ci controlla temperatura,
battiti cardiaci e atti respiratori ogni 3 ore.
Decidiamo di mangiare e di procedere con
una dieta diversificata: Fabrizio, Andrea ed Umberto decidono di mangiare quanto trovato
nella zattera, mentre io e Giampiero mangiamo tavolette di Muesli e varie altre portate
dal medico.
Io mi ero portata anche dei crackers gustosi, che risultano andare per la
maggiore.
Mario in questo momento non può mangiare
niente.
Passiamo il pomeriggio fino alle ore 19.30 giocando a carte (tressette e
briscola), tentando di ascoltare la radio (che non funziona), ruotando di posto più volte
onde evitare la noia e per muovere un po’ il corpo, provando anche tutti i lati della
zattera per valutare eventuali differenze ( chi stava sottovento all’apertura non
aveva assolutamente aria, mentre i sopravento ne avevano anche troppa).
Io ho continuato a
mangiare e speluzzicare tutto il pomeriggio, in quanto avevo realmente fame e le barrette
di muesli non sono per me sufficienti.
Durante il pomeriggio Mario riesce a
liberarsi lo stomaco e dopo sembra stare meglio.
Riuscirà anche a mangiare qualcosa e poi
continuerà a stare bene.
Non beviamo invece quasi niente. Non tanto per paura di stare
male ma proprio perchè non lo desideriamo affatto(solo 2,5 lt. in 6 per 26 ore).
Con l’arrivo della notte, accendiamo
la luce esterna della zattera e montiamo la luce stroboscopica portata da noi. Ci diranno
dopo che si vedeva benissimo dal parcheggio alto di Punta Ala.
Alle 20.00 circa decidiamo di prepararci
per la notte e proviamo a metterci in questo ordine: io ed Andrea sul un lato corto della
zattera ognuno in un angolo con in mezzo "il bambino" e le nostre sacche dietro
di noi.
Giampiero e Mario trasversali nel centro con la schiena ognuno alle aperture e le
gambe stese. Fabrizio e Umberto proveranno come noi a stare negli angoli, ma il vatusso di
Fabrizio non resisterà a lungo in quella posizione e deciderà succcessivamente di
mettersi anche lui trasversale ed Umberto farà altrettanto.
Le gambe mie e di Andrea
cadranno sui corpi di Mario e Giampiero in un movimento ed intreccìo continuo, in quanto
tenderanno ad informicolarsi e quindi dobbiamo cambiare spesso la posizione. Fabrizio
propone di mettersi tre da un lato corto e tre dall’altro mettendo al centro "il
bambino" con tutte le gambe sopra ma, il povero, non viene molto ascoltato e quindi
rimaniamo come siamo. Chiuse tutte le aperture, dentro la zattera è caldo e visto il
tempo da scirocco, anche fuori la temperatura è umida e calda.
Vedendo che il tempo tende al
peggioramento, decidiamo di mantenere un contatto radio con la barca appoggio ogni 2 ore a
partire dalle 21.00 fino alle 3.00 per eventuali cambiamenti di programma. In effetti il
vento aumenta ed anche il mare. Sapremo dopo che il vento ha toccato i 30 nodi. Alcune
onde frangono sopra la zattera e passano dall’altra parte, mentre ci alziamo con
l’onda e strattoniamo ripetutamente passato il frangente.
Mi sento come al Luna Park
e tento di assecondare con lo stomaco questo movimento, senza irrigidirlo ma anzi
rilassandolo. Funziona.
Non accuso affatto mal di mare nè l’appetito viene a
mancarmi. Anzi. Continuo ogni tanto a mangiare un po’ di crackers o una tavoletta di
cioccolata, suscitando naturalmente i commenti dei miei compagni , che qui tralascio per
motivi di.....censura.
Cerchiamo di dormire, ma come si fa? Si
balla da morire, fà caldo, ogni due ore il contatto radio; tutto quello che si può fare
è appisolarci di tanto in tanto e poi risvegliarci o sotto un’impennata della
zattera un po’ più violenta o a causa dell’orologio che con il suo BEEP ci
ricoda di accendere il VHF.
Dopo le 3.00 il mare ed il vento calano
notevolmente e senza più il contatto radio tutti cadiamo in una sorta di catalessi. Ci
rivedremo il giorno dopo alle ore 7.30.
SECONDO GIORNO 27 Settembre
Mattina: mare e vento SE 5-7 nodi e non
è mai girato a libeccio.
Usciamo da questo torpore che ci ha fatto
dormire più o meno per 4 ore e mezza abbastanza riposati. O almeno io mi sento tale ma
credo anche gli altri. Fabrizio ha accusato molto la scomodità della posizione e
ribadisce che se provavamo a cambiare con il "tre per tre" forse era meglio.
Ci mettiamo in contatto con la barca
appoggio per iniziare le operazioni dei vari test.
Il mare ed il vento sono molto
diminuiti. Il cielo è sempre grigio e fa presagire l’arrivo di un
bell’acquazzone.
Lasciamo l’ancora ed iniziamo a valutare lo scarroccio e la
deriva, prima senza e poi con ancora galleggiante, segnando le coordinate su schede
plastificate.
La differenza è notevole. Non c’è purtroppo più molto vento e quindi
procediamo lentamente. Proviamo anche ad alleggerirci svuotando le sacche laterali alla
zattera facendo questa manovra in progressione: prima due e poi le altre due.
Dopo poco le
richiudiamo e la differenze si sente. Proviamo anche a lanciare il parafoil ma non
otteniamo nessun risultato in quanto non ce la fa ad alzarsi dal mare.
La posizione
dell’ancora galleggiante è proprio davanti l’apertura e dato che il mare è
calato la lasciamo dov’è ma sarebbe meglio spostarla verso il lato corto della
zattera per lo stesso problema di eventuali onde e vento che potrebbero entrare.
La
zattera si comporta bene come pure si è comportata bene la notte, resistendo agli
strattoni dell’ancora.
Ciò che invece non è più in buona forma è l’arco
tubolare della tenda, che dopo solo 20 ore è già sgonfio. Decidiamo di gonfiarlo ma non
è così facile. La pompa avrebbe bisogno di essere posata su un sostegno sul quale fare
forza con il piede e, non essendo possibile, facciamo forza sulle braccia, con fatica non
indifferente. Un po’ il tubolare riprende forma ma vedremo dopo che non sarà
sufficiente in quanto dopo poco è nuovamente sgonfio.
Abbiamo calato anche il dissalatore
già dal giorno prima, ma il movimento del mare non permette di raccogliere acqua
distillata e quindi non funziona.
Tutte queste prove ci tengono occupati per qualche ora
dopo di che decidiamo di assumere la posizione "tre per tre" per trascorrere
quel che resta della mattina ed, in effetti, non stiamo affatto male. Forse se dormivamo
così poteva andare meglio (soprattutto per Mario e Fabrizio).
Ci mettiamo in contatto con
la barca appoggio e sentiamo come e quando verrà fatto il recupero. Inizia a piovere
copiosamente e questo ci costringe a chiuderci dentro. Si ripropone il problema
dell’aerazione, e lasciamo quindi uno spiraglio dal quale però gocciola acqua. Via
radio ci dicono che arriveranno a prenderci verso le 12.00. L’acqua si infiltra
dietro il tubolare e poi ricade tutta dentro la zattera.
Per fortuna c’è il doppio
fondo e rimaniamo asciutti. Siamo sempre in contatto via radio e sentiamo gli altri che
organizzano i soccorsi. Noi stiamo già fantasticando su un possibile pranzo al
ristorante, con tanto di spaghetti alle vongole e fritto misto. Sentiamo però che ci
verranno a prendere verso le 12.30.
Questa mezz’ora di ritardo ci fa scattare tutti
come molle. Avevamo detto le 12.00 e già pochi minuti in più ci mettono in crisi.
Ed i bisogni corporali?
Per gli uomini
tutto è più semplice, basta alzarsi fuori dalle aperture. Io volendo potrei anche
sedermi fuori ma, avendo a disposizione un comodo bugliolo preso al volo prima di calarci
in acqua, decido di usarlo senza troppi problemi. I compagni scrupolosi decidono
all’unisono di chiudere gli occhi. In ogni caso, non avendo bevuto praticamente
niente, nessuno di noi avrà molti liquidi da espellere, anzi alcuni di noi sentono lo
stimolo ma non riescono a fare niente. Nessun bisogno solido.
Alle ore 12.30 circa arrivano i soccorsi
con n. 2 gommoni dei Vigili del Fuoco ed una idroambulanza da Follonica. Passiamo sui
gommoni e Umberto decide di fare un recupero di naufrago in mare, in quanto deve provare
una muta da bufera.
Verrà recuperato dalla idroambulanza e deciderà di fare la prova
dell’EPIRB su una frequenza test.
Entriamo in porto verso le 13.30 ben
lieti che sia finita.
ANALISI DEI MATERIALI
LA ZATTERA
Come detto nella premessa era una zattera
del tipo francese dotata di molto più comfort e materiali rispetto alla nostre italiane.
Nelle 26 ore trascorse si sono staccate quasi subito le bande radarabili e si è sgonfiato
l’arco pneumatico notevolmente, con i problemi detti sopra per poterlo rigonfiare.
Per il resto si è comportata bene, resistendo agli strattoni dati dall’ancora ed al
mare piuttosto mosso di tutta la notte.
Il doppio fondo è stato determinante, proteggendo
bene dal contatto con il fondo freddo della zattera e creando uno strato asciutto
dall’acqua che si è infiltrata dalle aperture. Altrettanto determinanti sono state
le due aperture laterali.
Nonostante fosse da 8 persone e noi in 6
non penso sia veramente difficile avere altre due persone a bordo.
ANCORA GALLEGGIANTE
La posizione esterna dell’ancora è
buona e di facile presa ma, come già detto, in presenza di mare formato o di pioggia non
è possibile tenerla davanti all’apertura ed occorre posizionarla sul lato corto
della zattera (una ipotetica prua). Sarebbe meglio trovarne anche un’altra a bordo
tra le dotazioni, in quanto con due e molto mare lo scarroccio sarebbe veramente ridotto
al minimo. La sagola dell’ancora è sufficiente (saranno circa 20 mt.).
REFLETTORE RADAR
Non l’abbiamo potuto provare a causa
dell’assenza della pilotina con relativo radar a bordo.
BANDE RIFLETTENTI
Funzionano, e la barca appoggio che ci
illuminava di notte con la torcia ci vedeva benissimo.
LUCE ESTERNA ALLA ZATTERA
Funziona bene per più di 16 ore. Anche
se la sua funzione non è quella di farci vedere ma bensì quella di vedere lei una volta
gettata in acqua la zattera (naturalmente di notte), sapere che c’è e che illumina
sia fuori sia leggermente anche dentro, ci ha fatto sentire meno soli.
LUCE STROBOSCOPICA
Ottima e si vedeva da lontano. E’
durata circa 12 ore e sarebbe bene portarla sempre sulla zattera (nel noto "Abandon
bag"). Non è stato facile fissarla fuori dalla zattera in quanto non ci sono
appigli. Alla fine è stata legata vicino alla luce esterna. Ci hanno detto
successivamente che si vedeva benissimo dal parcheggio alto di Punta Ala.
VHF
Anche lui è stato un buon compagno. Non
lo abbiamo usato molto per paura di scaricare le pile, ma in ascolto è servito a
trascorrere la mattina. Abbiamo sentito le fasi del recupero e come procedeva
l’organizzazione. Pensandoci ora potevamo anche usarlo di più, in quanto avevamo la
barca appoggio vicina e le ore di permanenza nella zattera sapevamo essere limitate.
Peccato che quando abbiamo lanciato la chiamata per il recupero i Vigili del Fuoco non ci
hanno sentito. Penso che avessero la radio spenta. Indispensabile portarlo nella zattera.
ELIOGRAFO
Non lo abbiamo provato in quanto il sole
non lo abbiamo mai visto. E’ bene averlo a bordo, costa poco e non mangia pile.
E’ chiaramente limitato il suo uso in quanto l’unica vera condizione è quando
hai il sole e la barca a cui lanciare i segnali è tra la zattera e il sole.
DISSALATORE SOLARE
La prova non ha dato buoni risultati. Lo
abbiamo gonfiato e messo fuori dalla zattera fin dal primo giorno, ma non abbiamo trovato
neanche una goccia di acqua distillata sul fondo. Ci avevano comunque avvertiti che se non
lavora su una superficie piatta e ferma è facile che l’acqua di mare rientri in
circolo facendo saltare tutta l’operazione. Come si fa ad avere una fondo piatto e
fermo su una zattera galleggiante?
APPARATO A PROPULSIONE
"PARAFOIL"
Come detto sopra è stato provato con
poco vento e non ha avuto modo di alzarsi.
BOETTA FUMOGENA, FUOCHI E RAZZI
Non sono stati provati in quanto non
avevamo il permesso di utilizzare materiali per il soccorso ma solo di fare test sulle
dotazioni e sulle persone.
MANUALE DI SOPRAVVIVENZA
E’ fatto piuttosto bene anche se la
prima pagina con la quale esordisce ci ha fatto pensare:
"Materiale da prendere prima di
abbandonare la barca". Quando mai devo prendere questo materiale se sono già sulla
zattera e la barca è probabilmente già i fondo al mare?
Forse sarebbe meglio fare una stampa di
tutto ciò e metterlo bene in vista proprio sopra la zattera di salvataggio, quando è
ancora alloggiata sopra la barca (o sarebbe ancor meglio divulgarlo come manuale da tenere
in barca e leggerlo in ogni caso per conoscenza???). Contiene un regolo Crass ed una
penna.
CONTENITORI DELL’ACQUA
L’acqua si presenta in cartoni da 1
lt. posti in confezioni rigide di 3 cartoni ciascuno. Ve ne sono 2 confezioni. Troviamo
anche un apposito tappo a succhiello da inserire nel cartone dell’acqua. Una volta
aperti questi cartoni non sono più stivabili da nessuna parte. Il tappo non chiude bene e
non si possono mettere sdraiati dato che perdono. Non si possono altresì rimettere nelle
loro confezioni rigide in quanto, avendo il tappo, non ci entrano più. Sono solo un
problema. Meglio una bottiglia in PVC o PET stivabile e richiudibile velocemente. Le
confezioni dell’acqua sono invece riutilizzabili per altri usi (noi vi avevamo messo
le tavolette di cibo). Sono comunque molto scomode da sistemare in quanto molto
ingombranti e poco pratiche.
ANALISI SULL'ABBIGLIAMENTO
La Ditta FONMAR ci ha fornito una
speciale maglietta sia a manica lunga che corta da mettere a contatto con la pelle. Tale
maglietta è realizzata al 100% con un tessuto di polipropilene, isolante dal caldo e dal
freddo. Indossando questo capo con sopra un golf di pile sono stata bene, mantenendo la
temperatura del corpo costante.
Non è stato possibile verificare la
funzionalità dei teli termici in lamina di alluminio, in quanto la temperatura esterna
era mite ed all'interno della zattera è stato sempre piuttosto caldo.
In ogni caso il doppio fondo isolante
permette di stare senza i pantaloni della cerata, cosa che sarebbe improponibile senza. La
dispersione di calore avviene molto più dal di sotto che dal di sopra, pertanto è
fondamentale isolare bene la base della zattera. Noi, oltre al doppio fondo, avevamo
disteso anche tutti i giubbotti salvagente creando un ulteriore strato protettivo.
ANALISI SULL'ALIMENTAZIONE
All'interno della zattera abbiamo trovato
dei preparati specifici : tavolette scure ricche di grassi e proteine con zuccheri,
tavolette bianche ricche solamente di zuccheri (glucidi/idrati di carbone).
Alcuni di noi hanno provato a mantenere
tale alimentazione per tutto il periodo, altri hanno adottato una dieta mista a base di
tavolette di muesli, crackers e qualche pezzetto di cioccolata.
Il preparato trovato all'interno si
presenta in scatole di cartone rettangolari, scomode da stivare e impossibili da chiudere
una volta aperte. Ogni confezione di tavolette è incartata a blister di 5/6 tavolette
ciascuno la quale, una volta aperta, non si riesce più a stivare da nessuna parte in
quanto le tavolette sono molto friabili e non rientrano nel loro contenitore. Noi le
avevamo messe dentro il contenitore dei cartoni dell'acqua, in modo che si conservassero
il più possibile integre. Stesso discorso per le tavolette di glucosio le quali, come
aggravante, vanno prese in piccoli pezzi ogni 2 ore. Questo comporta che ogni tavoletta
viene sezionata in più parti e queste parti non si sa dove metterle.
Le tavolette scure, una volta messe in
bocca, si trasformano in un composto simile alla segatura ed occorre quindi ingerire
subito dopo acqua per non rimanere soffocati. Le bianche, invece, si sciolgono facilmente
in bocca. Questi preparati, ingeriti nei tempi consigliati sulla confezione, riescono a
soddisfare il bisogno di cibo e, salvo il medico di bordo, gli altri non accusavano
appetito.
Io ho mantenuto una dieta a base di
tavolette di muesli , ecc. ma ho comunque avuto molta fame ed ho mangiato molto spesso
(ometto i commenti da parte degli altri!!).
L'unica condizione per non desiderare
cibo è quando si innesca il mal di mare. Altrimenti l'appetito non manca mentre manca
completamente il desiderio di bere. Anche se è consigliato non bere molto nelle prime 24
ore, abbiamo consumato 2,5 lt. di acqua in 6 nelle 26 ore trascorse nella zattera. La
mancata assunzione di liquidi si è fatta sentire quando, la mattina della Domenica,
sentivamo tutti lo stimolo di urinare ma non siamo riusciti a farlo.
ANALISI SUGLI ASPETTI PSICO-FISICI
Premesso che la prova effettuata non
poteva e non doveva tendere ad analizzare gli aspetti psico-fisici che si manifestano in
una reale condizione di naufragio (vedi quindi l'ansia dell'attesa dei soccorsi, la paura
di non essere trovati, ecc.), in questa situazione è stato interessante osservare la
capacità di adattamento a vivere in una condizione disagevole, la tolleranza
dell'equipaggio nei confronti degli altri e le reazioni fisiche che ognuno di noi ha
manifestato in maniera diversa (vedi mal di mare per alcuni, mal di testa per altri,
euforia iniziale e calma totale che ci ha accompagnato per tutta la durata della
permanenza sulla zattera ) pur consapevoli tutti di essere monitorati costantemente dalla
barca appoggio e quindi di non correre alcun pericolo.
Appena entrati nella zattera abbiamo
avuto tutti l'eccitazione della novità, quella cioè di trovarsi in una situazione nuova
e di dover prendere confidenza con questo oggetto sconosciuto osservando i materiali in
esso contenuto. Dopo poche ore l'eccitazione iniziale si è trasformata in pacatezza e
tale è rimasta per tutto il tempo. E' stato possibile nel pomeriggio del sabato, giocare
a carte, chiacchierare ed aspettare tranquillamente l'arrivo della notte. La barca
appoggio ci faceva sentire meno soli e la nostra ancora ci teneva tranquillamente vicini a
costa, cose queste che in condizioni reali non esistono e quindi giocano un ruolo
determinante sotto il profilo psico-fisico.
Ho potuto rilevare che il giorno del
recupero, vicini all'ora prestabilita, il ritardo di mezz'ora sull'orario previsto ha
scatenato un po' di nervosismo e di intolleranza in quanto mentalmente eravamo già
predisposti ad essere prelevati nell'ora stabilita. Questo denota che eravamo
probabilmente già al limite della sopportazione e siamo stati ben lieti di lasciare la
zattera. Se ci dicevano di rimanere dentro ancora un giorno cosa avremmo fatto?
Una volta scesi a terra alcuni di noi
hanno avuto delle reazioni fisiche che non mi aspettavo. Io ho provato una forte
debolezza. Dopo aver fatto pochi passi mi sentivo stanca , con l'affanno ed un pallore in
volto (che tutti avevamo) come se fossimo stati per un mese al buio nei sotterranei del
Vaticano. Tale stato è durato per qualche ora per poi passare completamente dopo una
notte ristoratrice.
Il medico di bordo ha avuto anche lui un
malessere tipo "mal di terra" con nausea, vomito ed una spossatezza fisica
notevole.
Alcuni di noi hanno perso circa 2 chili
di peso, calo dovuto probabilmente alla perdita di liquidi.
Tutto questo dopo solo 26 ore trascorse
nella zattera.
CONCLUSIONI
Dopo questa esperienza penso sia
importante chiedersi se l’autogonfiabile deve essere concepito per consentire una
permanenza prolungata al suo interno o se deve essere uno strumento di salvataggio atto a
salvare delle persone ed a consentire il loro ritrovamento in tempi brevi.
Penso sia importante non solo
"conoscere" ciò che è contenuto all’interno del proprio autogonfiabile (e
molte persone non sanno assolutamente cosa c’è o non c’è) ma è indispensabile
avere sempre pronto un proprio sacco stagno con all’interno dotazioni ed apparati che
non possono o non devono essere contenuti all’interno della zattera. Questo perché
è importante favorire il ritrovamento della zattera il più velocemente possibile ed
oggi, con la tecnologia di cui di sponiamo, è impensabile dover rimanere al suo interno
per settimane o mesi. Le ditte costruttrici dovrebbero porrre più attenzione a questo
aspetto, in quanto anzichè fornirle di tanto cibo ci chiediamo se non sia il caso di
fornirle di razzi o di EPIRB. Rimane comunque importante la preparazione della navigazione
che intendiamo affrontare, in quanto se decidiamo di navigare nel Mediterraneo prepareremo
un "Abandon bag" con determinate dotazioni e strumenti mentre se decidiamo di
affrontare una navigazione oceanica occorrerà preparare un altro tipo di materiale.
Ciò che ancora permane nelle menti di
molti è l’aspetto fatalistico del "tanto a me non toccherà mai" che porta
inevitabilmente ad una superficialità nell’affrontare la sicurezza in mare ed a una
scarsa informazione su quelle che sono le dotazioni di bordo e cosa esse rappresentano.
Molti pacano la coscienza rispettando ciò che la legge impone loro e quindi fermandosi
solo a dotare la propria imbarcazione di quanto richiesto senza sapere nemmeno come si usa
o a cosa serva realmente.
La NORMATIVA:
Zattere di salvataggio
Dal 18 ottobre 2002 una nuova normativa disciplina le
zattere di salvataggio da utilizzare a bordo delle unità da diporto.
Le nuove norme adottano, per quanto riguarda i criteri di costruzione,
gli standard internazionali più severi, quelli Iso 9650. Le nuove
zattere sono più sicure e resistenti di quelle precedenti e con
dotazioni di sicurezza più complete. Per contro sono più
pesanti, ingombranti e costose. La nuova legge ha cambiato anche le scadenze
delle revisioni e imposto una sorta di richiamo generale per tutte le
zattere prodotte fino a ora. Riassumiamo le novità a riguardo.
Quale zattera utilizzare – A bordo delle unità
da diporto si può continuare a utilizzare sia il vecchio tipo di
zattera di salvataggio (quella conforme al DM 2-12-1977), che quella nuova
conforme alle norme Iso 9650. La legge consente di utilizzare anche zattere
“di tipo approvato o riconosciute idonee per il diporto e per gli
stessi tipi di navigazione dall'Amministrazione di uno Stato membro dell'Unione
europea o aderente all'Accordo sullo Spazio Economico Europeo”.
Una norma attualmente inapplicabile perché la legge italiana prevede
per questi prodotti un livello di sicurezza superiore a quello di ogni
altro paese.
Zattere nuovo tipo – Le nuove zattere devono essere
conformi agli standard internazionali Iso 9650 e riportare gli estremi
del nuovo decreto ministeriale (DM 12/8/2002, n. 219). Devono avere in
dotazione un “manuale del proprietario” e un “libretto
d’uso” contenenti tra l’altro informazioni per il trasporto
e lo stivaggio dell’apparecchio, le istruzioni per il suo corretto
impiego e consigli per la sopravvivenza a bordo.
Zattere vecchio tipo – Dal 18 gennaio 2003 è
stata vietata la produzione del vecchio tipo di zattera, quella conforme
al DM 2-12-1977. Tuttavia i produttori sono stati autorizzati allo smaltimento
delle scorte (quindi alla vendita) fino al 18 ottobre 2003. Entro questa
data si possono legittimamente acquistare e portare a bordo. Attenzione,
però, perché ogni zattera “vecchio tipo” che
viene venduta in questo periodo, per essere in regola deve essere corredata
da una particolare dichiarazione (“di consistenza”) del costruttore.
Revisioni – Per tutte le zattere (vecchie e nuove)
la revisione deve avvenire ogni due anni. Ogni sei anni è prevista
una visita “speciale”, più completa, alla zattera e
ogni cinque anni una prova idraulica della bombola di gonfiaggio. Quest’ultimo
test può anche essere abbinato a una visita di revisione. I controlli
vanno eseguiti presso le stazioni autorizzate dal fabbricante e vi può
assistere il proprietario o un suo rappresentante.
Verifica speciale - Tutte le zattere conformi alla vecchia
normativa (DM 2-12-1977) devono superare una verifica “speciale”
da effettuare entro il 18 ottobre del 2004. Durante questa visita il fabbricante
effettuerà prove sui tessuti, sulla tenuta della pressione, sulla
capacità impermeabilizzante, saranno controllati gli accessori,
etc. A praticare e giudicare l’esito finale di questi esami saranno
le stesse stazioni di revisione, che decideranno se convalidare o scartare
il prodotto.
Quando imbarcarla – Rimane invariato l’obbligo
di avere la zattera di salvataggio per le navigazioni oltre le 12 miglia
dalla costa.